Inviato da ADMINil 10/3/2010 21:05:16 (24 letture)
Agrigento, tenente di istituto vigilanza trovato cadavere nella camera di un bad e breakfast.
Quando i vigili del fuoco e il personale medico del 118 sono entrati nella camera di un bad e breakfast, per lui non c’era più niente da fare. Probabilmente, Raffaele Sollevanti, 57 anni, di Città di Castello, ma da tempo residente a Viterbo, era già morto da ore. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, in un letto di un bad e breakfast, situato in via Saponara, nel centro storico della città dei templi. Sollevanti tenente della Securpol, l’istituto di vigilanza e trasporti valori, era arrivato ad Agrigento, nel pomeriggio di martedì, per motivi di lavoro. Sulle cause della morte, ancora non c’è alcuna certezza, anche se i poliziotti della sezione Volante hanno escluso il suicidio e l’omicidio. Al momento, in attesa dei risultati ufficiali del medico legale, l’unica ipotesi rimasta in piedi è quella del malore.
Inviato da kio73il 10/3/2010 19:39:18 (26 letture)
La sicurezza dei cittadini è un bene comune, la cui tutela risulta rafforzata dall’azione sinergica di istituzione e cittadini; in questo quadro si inserisce il Protocollo d’intesa firmato l'11 febbraio 2010 dal ministro dell’interno Maroni con i rappresentanti dell'Anci, Associazione nazionale comuni d'Italia, e delle organizzazioni degli Istituti di vigilanza, che prevede la collaborazione tra Polizia, Carabinieri, Polizie locali e Istituti di vigilanza. “Mille occhi sulle città” che integreranno le forze dell'ordine nel controllo del territorio, svolgendo compiti di sicurezza complementare. Questi i punti principali dell’accordo:
il Dipartimento della pubblica sicurezza, l’Anci, le Associazioni, e le Amministrazioni comunali favoriranno l’adozione, in ogni provincia, a partire dalla città capoluogo, di un programma di collaborazione informativa tra gli Istituti di vigilanza e gli organi di polizia; ai prefetti è demandato il compito di selezionare in ogni provincia gli Istituti di vigilanza privata che, su base volontaria, possono essere coinvolti nel progetto, in relazione alle dotazioni tecnologiche impiegate, al numero di guardie particolari giurate dipendenti ed ai servizi svolti sul territorio. I Prefetti, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, stipulano le relative convenzioni, d’intesa con i Comuni per gli aspetti riguardanti la sicurezza urbana; i Questori indicano le modalità operative dell’attività di osservazione cui gli Istituti di vigilanza privata dovranno uniformarsi. Gli Istituti di vigilanza privata che sottoscrivono le convenzioni assicurano la tempestiva trasmissione di dati e notizie di interesse, anche sulla base di eventuali segnalazioni loro pervenute, utilizzando sistemi idonei ad assicurare la rapida e documentata comunicazione. La raccolta e la trasmissione di informazioni da parte delle guardie giurate rientra nello svolgimento dei servizi di “sicurezza complementare”, e non comporta l’esercizio di pubbliche funzioni, né può comportare costi ulteriori rispetto a quelli corrisposti dalla committenza all’Istituto di vigilanza privata per i servizi espletati, costituendo corollario della più generale attività di vigilanza.
Inviato da kio73il 10/3/2010 19:30:13 (13 letture)
Il cadavere di un uomo, Raffaele Sollevanti, 57 anni, residente a Viterbo, è stato trovato in una camera di bed & breakfast di via Saponara, ad Agrigento. Sollevanti, tenente dell’istituto di vigilanza Securpol era arrivato nella città dei Templi, secondo quanto è stato ricostruito dalla polizia, per fare una ispezione alla filiale. Ieri sera, l’uomo è rientrato nella camera e stava bene. Stamattina il rinvenimento da parte dei proprietati della struttura ricettiva che non lo avevano visto scendere per far colazione. Esclusa fin da subito l’ipotesi dell’omicidio e del suicidio. Il magistrato di turno Adriano Scudieri ha disposto l’ispezione cadaverica. Il medico legale Gianfranco Pullara, subito arrivato, sul posto ha accertato che le cause del decesso sono riconducibili ad infarto.
Inviato da ADMINil 10/3/2010 13:47:56 (27 letture)
Uccisero una guardia di giurata di Ottaviano: 20 anni agli assassini
Il delitto la notte del 4 agosto scorso. Cella e Panepinto crivellarono di colpi l’auto di servizio
NAPOLI - 09/03/2010 - Lo massacrarono a piazza Mercato per sottrargli la pistola, a un anno dal delitto i giudici emettono la sentenza di primo grado per gli assassini di Gaetano Montanino (nella foto), la guardia giurata di Ottaviano. Venti anni a testa per Davide Cella e Salvatore Panepinto, i due aggressori di Napoli che la notte tra il tre e il quattro agosto crivellarono di colpi la vettura di ordinanza dell’agente in servizio di perlustrazione. La vittima aveva 45 anni ed ebbe la colpa di reagire a quel maledetto tentativo di rapina sfociato nel sangue. Un processo-lampo, visti i tempi della giustizia italiana, una sentenza durissima nella quale i magistrati hanno accolto la tesi di accusa della procura, anche se hanno mitigato le pene richieste (trent’anni di carcere per tutti gli imputati). Determinante il racconto di Vincenzo De Feo, pregiudicato arruolato nel clan Contini, che ha inchiodato gli imputati indicando ruoli e responsabilità. Il processo continuerà in Appello, e sarà proprio la procura a premere per il processo-bis, forse insoddisfatta delle pene inflitte ai due imputati ritenuti responsabili di omicidio, tentato omicidio (nel raid rimase ferito Fabio De Rosa, collega di Gaetano Montanino), tentata rapina, porto e detenzione di armi rubate, con l’aggravante dei futili motivi. Durante il dibattimento, Davide Cella ha ammesso di aver sparato senza guardare, anche se il suo racconto è stato considerato poco credibile. Montanino era seduto al posto di guida, le mkoto lo accerchiarono e la guardia giurata non ebbe il tempo di scendere dalla vettura. Fu Cella ad esplodere i colpi mortali, quattro, e tutti a segno. http://www.metropolisweb.it
Oggi il Segretario provinciale del Sindacato Nazionale Guardie Giurate di Catanzaro Gennaro Alecce è stato ricevuto presso gli uffici della Polizia Amministrativa della questura del capoluogo, dove si è discusso sulla formazione professionale delle guardie giurate, il modo di come sono eseguiti i servizi e soprattutto sulla loro sicurezza. Il personale della Polizia Amministrativa ha assicurato continui controlli affinché le Guardie Giurate siano tutelate in tutto il loro rispetto . Possiamo ritenerci soddisfatti per come sia andato l’incontro, e ringraziare il Questore e la Dirigente della Polizia amministrativa di Catanzaro . http://catanzarosindacatonazionale.over-blog.com/
Venezia, furti e rapine per crisi: il rapporto choc di Confcommercio Colpi in aumento per il carovita, allarme tra i commercianti della provincia di Massimo Scattolin VENEZIA L’ultimo si è verificato sabato sera. Con la rapina alla tabaccheria di Marghera sono 13, dal 15 gennaio, i colpi messi a segno ai danni dei soli tabaccai della provincia. E poi ci sono la tentata rapina in un panificio, il sabotaggio nei confronti di un benzinaio. «Chi lavora on the road ormai ha sempre più paura» afferma Massimo Zanon, presidente della Confcommercio veneziana.
«L’escalation di furti e rapine cui stiamo assistendo è anche frutto della crisi economica - osserva Zanon - Da un lato aumentano i furti di generi alimentari: disperati che portano via qualcosa da mangiare. Ma purtroppo sono sempre meno spesso episodi isolati. Alcuni gestori di supermercato già si avvalgono di personale di sorveglianza o telecamere. Sempre più numerosi, ormai, sono quelli che stanno pensando a un investimento di questo tipo. Certo, si tratta di un investimento consistente, soprattutto, in questo periodo di crisi».
Ma il numero dei furti, ormai, si è fatto troppo frequente. «Ai soliti piccoli criminali di professione - continua Zanon - si aggiungono sempre più persone disperate che hanno perso il lavoro e non sanno più come sbarcare il lunario o sono sopraffatte dai debiti». Investire in prevenzione e dissuasione, pagando un vigilantes, alla fine, rischia di essere conveniente. Chi svolge attività, lecite, «sulla strada» - tabaccherie, panifici, distributori, esercizi commerciali in genere - ormai vive nel terrore.
«Quel senso di sollievo che il commerciante aveva un tempo quando calava la serranda è sparito - ricorda il presidente della Confcommercio - Ormai la chiusura serale coincide con la paura. E non basta più guardarsi le spalle soltanto in quel momento: molti vengono rapinati anche in auto o sotto casa, dopo essere stati seguiti dal negozio».
Tabaccai e benzinai sono le «prede» più appetibili da parte dei malviventi. E sono anche le più esposte perchè tanti clienti pagano in contanti. Un episodio particolarmente significativo è quello relativo a un benzinaio di Mogliano. Ha avuto il coraggio di affrontare le prostitute che esercitano sul piazzale del suo distributore ogni notte, chiedendo loro di spostarsi almeno di qualche metro, stanco di pulire, al mattino, un piazzale ingombro da preservativi ed escrementi. Risultato: si è trovato il circuito anti-allarme messo fuori uso. L’erogazione del carburante - con i conseguenti introiti mancati - bloccata per un intero fine settimana.
«Questo è comunque il nostro mestiere - conclude Zanon - Non possiamo e non vogliamo arrenderci al ricatto quotidiano e nemmeno al fatalismo». Di qui l’invito ai colleghi a puntare sulla tecnologia (videocamere) finalizzata alla sicurezza e agli amministratori a un maggiore investimento sugli organi di sicurezza. (09 marzo 2010)
APRILIA, FANNO SALTARE CASSAFORTE EUROSPIN: UN ARRESTO Hanno tentato un furto all'Eurospin di via Carroceto ad Aprilia facendo esplodere la cassaforte, un colpo sventato dai Metronotte con un ladro in fuga ed uno arrestato dai carabinieri. Dopo l'esplosione è scattato l'allarme che ha richiesto l'intervento degli agenti dell'agenzia di sicurezza. I metronotte hanno notato uno dei ladri scappare, mentre hanno sorpreso il complice nascosto dietro alcune piante e lo hanno bloccato. Sul posto è arrivata poi una pattuglia dei carabinieri che lo ha arrestato per furto aggravato: si tratta un 26enne di Aprilia, P.E.. Il ragazzo, dopo aver divelto la porta d'ingresso del supermercato ha fatto esplodere la cassaforte con l'utilizzo di gas liquido infiammabile. I carabinieri hanno sequestrato anche un passamontagna e due bombole di gas acetilene. (omniroma.it) (08 marzo 2010 ore 16:44)
I figli Emanuele e Sara hanno alzato la serranda del gabbiotto alle 7 in punto: «Lo dovevamo a nostro padre»
Il distributore di Angelo Canavesi, il benzinaio di Gorla Minore ucciso lo scorso 22 febbraio a colpi di pistola, ha riaperto questa mattina, lunedì 8 marzo, alle 7 quando il figlio Emanuele ha tirato su la serranda del gabbiotto dove solo due settimane fa giaceva il corpo immobile di suo padre: «E' stata dura rialzare la serranda - ha detto Emanuele - ma grazie alla vicinanza della famiglia ce l'ho fatta». Non appena arrivato al distributore Emanuele ha trovato lo zio, la sorella Sara e alcuni amici pronti a sostenerlo nel momento più difficile, quello dell'apertura del gabbiotto: «Siamo stati tutti puntuali - ha detto Emanuele - mio padre era precisissimo e si arrabbiava quando arrivavamo in ritardo».
Tanti i clienti che questa mattina hanno scelto la pompa di benzina di Prospiano per salutare Emanuele e Sara e sostenerli in questo difficile giorno in cui si cerca di tornare ad una vita normale. Spiccano ad ogni angolo del distributore le telecamere posizionate da un'istituto di vigilanza di Gallarate che si è offerto di installarle: «Ne hanno messe sei - racconta Emanuele - controllano tutta l'area». Ora si sentono un po' più sicuri Emanuele e Sara, grazie agli occhi elettronici che scrutano ogni angolo e permettono di tenere tutto sotto controllo. Sul fronte delle indagini non ci sono novità per il momento e gli stessi figli di Angelo sono in attesa di qualche novità dalla Procura di Busto, titolare delle indagini.
Inviato da kio73il 8/3/2010 14:34:26 (120 letture)
Ha minacciato con una pistola due guardie giurate libere dal servizio perché lo avevano invitato a non correre e fare rumore con la sua moto. E' accaduto a Villa San Giovanni dove i carabinieri hanno arrestato un giovane, Francesco Caracciolo, ed hanno denunciato un altro ragazzo. Le due guardie giurate sono state attirate dal rumore assordante di una moto che procedeva a forte velocità per le vie di Villa San Giovanni. I vigilantes hanno quindi invitato i due centauri a non correre ed a non fare rumore con la moto. L'invito però non è piaciuto tanto che Francesco Caracciolo ed il suo amico poco dopo sono tornati dalle due guardie giurate. Caracciolo ha estratto una pistola e l'ha puntata nei confronti vigilantes ma quando ha provato a sparare dall'arma è caduto il caricatore. Il giovane ha quindi inseguito le due guardie giurate e ne ha colpita una facendola cadere a terra. La scena è stata notata dai carabinieri che sono intervenuti ed hanno soccorso le due vittime. Poco dopo Caracciolo è stato rintracciato ed arrestato per tentato omicidio mentre l'altro ragazzo è stato denunciato.
Renato Vallanzasca fuori dal carcere: a 60 anni inizierà a lavorare
Il bel René esce oggi dal gabbio per andare a lavorare. Per Renato Vallanzasca, l’ex boss della Comasina che fra poco sarà celebrato anche dal grande schermo, le porte del carcere si erano finora aperte solo per visitare l’anziana madre e per sposarsi.
Eh sì perché a uno che si becca 4 ergastoli e 260 anni di carcere mica gli si può vietare di sposarsi no? Né vietargli di seguire le riprese del film sulla sua vita che Michele Placido sta preparando, come accaduto. Ora l’ex bandito usufruirà invece di un permesso speciale, previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, per chi ha scontato almeno 10 anni di pena.
In realtà non è proprio la prima volta che Vallanzasca esce dal carcere, dove è stato rinchiuso una cinquantina di anni fa. In un paio di occasioni infatti il bel René era evaso senza troppo preoccuparsi di non farsi notare, alimentando il proprio mito. Ora invece l’ex bandito che spopolava fra le donne timbrerà tutte le mattine alle 7 per andare a lavorare in una pelletteria gestita da una cooperativa sociale… Vorrebbe diventare grafico-disegnatore e per questo si impegnerà 12 ore al giorno, rientrando nel penitenziario alle 19. Il leader della “batteria”, come veniva chiamato il gruppo di fuoco che negli anni Settanta assaltava banche e gioiellerie milanesi, oggi almeno ammette a chi gli chiede se finalmente si è reso conto dei suoi sbagli:
“Sarei un cretino se dicessi il contrario”
Così ora si dedica ad associazioni che hanno l’intento di seguire e aiutare i “ragazzi difficili”. Una volta però Vallanzasca diceva:
“C’è chi nasce sbirro, io sono nato ladro”
Oggi non si considera più un mito, perché “un mito che si fa 40 anni di carcere, che mito è?”. Il mito è nato il 4 maggio del 1950 e divenuto tale a cavallo fra il ‘76 e il ‘77. A metà anni Sessanta era già un piccolo boss là alla Comasina, dove spadroneggiava fin da piccolo. A otto anni la prima bravata: liberare gli animali di un circo. Il giorno dopo è già al Beccaria.
Ne esce solo per cominciare a riempirsi le tasche di daneé con rapine e taccheggi. Entra nel giro della ligera, la vecchia mala milanese. Non sopportando le regole però si mette presto “in proprio”. Nel 1972 è arrestato dopo una rapina a un portavalori, finita con una sparatoria per la strada.
In carcere il suo carisma lo porta al centro di diverse rivolte. Riesce a evadere quattro anni dopo procurandosi l’epatite grazie a una “cura” di uova marce e iniezioni di urina. Ricoverato in ospedale, saluta tutti. Quattro poliziotti, un vigile, un impiegato di banca e un medico perderanno la vita per mano sua.
Mentre i giornali popolari racconteranno le sue gesta e le donne perderanno la testa per il fascinoso bandito. Dopo un anno di assalti a banche e gioiellerie, l’ex boss della Comasina si da ai rapimenti, ma ferito in una fuga viene definitivamente incarcerato nel 1977. Nel 1980 si riesce a far portare tre pistole a San Vittore, prende in ostaggio due poliziotti ed esce dal carcere.
Viene ferito dalle sentinelle del penitenziario e riportato dentro. L’anno dopo si riparla di lui quando, durante una rivolta nel carcere di Novara, taglia la testa a un ragazzo per giocarci a pallone. E nel 1995 viene scoperto a preparare l’ennesima evasione. Il “rapinatore gentiluomo” oggi, alla tenerà età di quasi 60 anni, inizia a lavorare.
Inviato da ADMINil 10/3/2010 20:41:03 (33 letture)
Vigilantes in "agitazione"
In stato di agitazione i vigilantes della Cooperativa Terra di lavoro, che chiedono il rispetto del loro contratto. Sono pronti a scioperare il 19 marzo, garantendo comunque il servizio.
Diverse le rapine a suo carico commesse in provincia di Napoli
GIUGLIANO. Ricercato da un anno, rintracciato nell’abitazione dei suoi genitori. Gli agenti hanno circondato lo stabile di via Sorbe Rosse, a Giugliano, dove si nascondeva Battista Riccio. Il 29enne è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Polizia Giugliano - Villarica in quanto destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli di Napoli i quanto riconosciuto colpevole di rapine commesse in epoche diverse, in provincia di Napoli e a Potenza, pertanto condannato alla pena di anni 2 e mesi 3 di reclusione. A tale provvedimento se ne aggiunge un altro: trattasi di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte di Appello di Potenza per anni 5 e mesi 4 in quanto riconosciuto colpevole di rapina in concorso. L’uomo, irreperibile dallo scorso mese di maggio, periodo in cui era sottoposto agli obblighi degli arresti domiciliari, è stato rintracciato dalla Polizia all’alba di oggi in un appartamento a Giugliano, dove aveva trovato rifugio. Riccio, già all’età di 16 anni, venne arrestato per una rapina aggravata. Tre anni dopo fu arrestato nuovamente per una rapina aggravata ai danni di u esercizio commerciale di Villaricca. Nel 2004 fu colpito da un’ordinanza di custodia cautelare insieme al altre tre persone che si resero responsabili di una tentata rapina ai danni di un negozio di Aversa, nella circostanza si rese irreperibile al provvedimento. Nel mese di ottobre del 2007, Riccio fu arrestato per il reato di detenzione illegale di munizioni da guerra Nel mese di maggio del 2008 fu tratto in arresto dalla Questura di Potenza i quanto insieme ad altri con volto travisato da occhiali e parrucche e armati di taglierino fu rapinata una banca; nella circostanza portarono via la somma di 20mila euro e l’arma in dotazione alla Guardia Giurata.
Fodera le tasche con carta alluminio per evitare il sistema antifurto, scoperto e arrestato 10/03/2010 - Nei guai un lituano di 25 anni. Ha rubato merce per 110 euro al supermercato Coop del centro commerciale Parco Prato. Bloccato dalla vigilanza privata e arrestato dalla polizia
Si e' messo in tasca due profumi e un rasoio elettrico, poi ha cercato di oltrepassare le casse senza pagare convinto di farla franca, ma non e' andata cosi'. Nonostante avesse foderato le tasche della giacca con carta d'alluminio per evitare che scattassero i sistemi antifurto, un lituano di 25 anni e' stato bloccato dal personale di vigilanza e consegnato alla polizia. E' accaduto ieri sera al centro commerciale Parco Prato. Il giovane e' entrato nel supermercato Coop e ha prelevato dagli scaffali due confezioni di profumo e un rasoio elettrico per un valore complessivo di oltre 110 euro, poi si e' diretto verso l'uscita. I sistemi antifurto, pero, hanno cominciato a suonare richiamando l'attenzione dei cassieri e della vigilanza. L'uomo e' finito in manette.
Inviato da ADMINil 10/3/2010 11:40:25 (28 letture)
Giungono ad una prima significativa conclusione i "veleni" che hanno serpeggiato per anni nel palazzo di giustizia di Reggio Calabria. La Prima commissione del Csm ha aperto nei confronti del sostituto procuratore generale Francesco Neri la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale. La decisione è stata presa all'unanimità, secondo quanto è spiegato in una nota di Palazzo dei Marescialli, "in seguito all'audizione del Procuratore Generale presso la Corte d'appello di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro". Il procuratore generale avrebbe riferito dei contrasti con Neri in relazione alla gestione di alcuni procedimenti di cui lo stesso magistrato era titolare. La pratica relativa a Neri è stata secretata. Al magistrato viene contestato di avere determinato tensioni nella Procura generale in un momento, tra l'altro, delicato perché segnato dall'attentato esplosivo del 3 gennaio scorso contro l'ufficio. La Commissione sarebbe giunta alle sue conclusioni anche dopo avere esaminato più casi in cui il magistrato si sarebbe visto respingere dai collegi giudicanti richieste di patteggiamento, per pene giudicate troppo basse. Al pg Neri sarebbe contestato, tra l'altro, di avere avuto come difensore, nei procedimenti disciplinari avviati a suo carico, lo stesso avvocato che assisteva uno degli imputati per l'omicidio della guardia giurata Luigi Rende, uccisa il primo agosto del 2007 nel corso di una rapina. Nel processo per l'assassinio di Rende, conclusosi il 3 marzo scorso con la conferma dei cinque ergastoli comminati in primo grado, Neri rappresentava la pubblica accusa e fu sostituito per decisione del procuratore generale Salvatore Di Landro. Neri ha avuto anche contestata l'avocazione del procedimento penale a carico del consigliere regionale della Calabria del Pdl Alberto Sarra, avocazione poi annullata dalla Corte di Cassazione. In precedenza un'analoga avocazione, riguardante sempre Sarra, era stata decisa dal pg Santi Cutroneo ed era stata annullata, anche in quel caso, dalla Cassazione. "Non posso che prendere atto di questa decisione del Csm. Cercherò di dimostrare le mie ragioni nelle sedi competenti". Così Francesco Neri ha commentato la decisione del Csm. "Non posso dire nulla, nel merito, perché non conosco le contestazioni che mi vengono fatte". "Per quanto mi riguarda - ha detto, da parte sua, il procuratore generale Di Landro - ho portato alla Prima Commissione del Csm il contributo che era mio dovere portare per il rispetto della verità. E questo con la massima serenità e senza alcuna forzatura da parte mia". "Si è trattato - ha aggiunto Di Landro - di una decisione da parte del Csm sofferta ma meditata e che non è assolutamente frutto dell'emozione del momento".
ALLARME SICUREZZA Occhi elettronici sul centro Un vigilante c'è già. E presto potrebbero diventare due. Mentre allo studio c'è anche l'installazione delle videocamere di sorveglianza. Non solo in centro, ma anche nelle altre zone della città. È il progetto sicurezza pensato da Confcommercio. Che è partito proprio dal centro della città di Francesca Gori SAN VINCENZO. Un vigilante c'è già. E presto potrebbero diventare due. Mentre allo studio c'è anche l'installazione delle videocamere di sorveglianza. Non solo in centro, ma anche nelle altre zone della città. È il progetto sicurezza pensato da Confcommercio. Che è partito proprio dal centro della città. Con un vigilante privato che ogni sera controlla i negozi, gli studi ma anche le case del centro. Un progetto che Confcommercio articolerà nelle settimane e nei mesi successivi. Perché più commercianti, professionisti e cittadini parteciperanno e più sicurezza sarà garantita in città.
Il progetto. Un vigilante c'è già. Ma Confcommercio avrebbe intenzione di estendere la sorveglianza anche alle altre aree della città. In corso Italia ad esempio, ma anche in via Vittorio Emanuele. Con un'altra guardia giurata, ma anche con un sistema di videosorveglianza che vigili su quel che accade la notte a San Vincenzo. Un progetto che, soltanto per l'installazione e l'attivazione delle telecamere di videosorveglianza costerà circa 150mila euro. E che sarà realizzabile se anche altri commercianti, altri professionisti e cittadini, parteciperanno al progetto sicurezza. Pagando una quota mensile diversificata a seconda delle categorie. Ma anche grazie ai soldi che sono stati previsti in bilancio dall'amministrazione per l'installazione delle telecamere: 50mila euro.
Allarme furti. Troppi furti negli ultimi mesi in città. Troppe le case e le attività commerciali svaligiate dai ladri. Un fenomeno che ha preoccupato Confcommercio, che ha deciso di spingere il piede sull'acceleratore del progetto sicurezza. «I numerosi furti avvenuti, non solo negli ultimi mesi ma negli ultimi anni - dice Serena Malfatti, presidente Confcommercio di San Vincenzo - dimostrano che il fenomeno è in crescita e che si sta allargando a categorie prima non interessate da questa piaga. Faccio l'esempio di due parrucchieri e dell'agenzia immobiliare appena svaligiata. Nessuno, purtroppo, è più al sicuro, ma abbiamo i mezzi per metterci al riparo da questi rischi, dobbiamo solo crederci e metterli in atto».
Obiettivo prevenzione. È prevenire la parola d'ordine dell'associazione commercianti. Grazie alla presenza dei vigilanti in città e delle videocamere, i commercianti e i cittadini sperano di dormire sonni tranquilli. «Potrebbero essere un buon deterrente - aggiunge Malfatti - per scoraggiare non soltanto chi vuol mettere a segno colpi nella nostra città, ma anche chi compie atti di vandalismo in città». Confcommercio ovviamente ha già parlato del progetto con le forze dell'ordine. Intanto con il comandante della stazione dei carabinieri di San Vincenzo, poi con il vicequestore e con il comandante della polizia municipale. Visionare le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza infatti, spetterà loro. E, attraverso quelle immagini potranno risalire agli autori di furti e vandalismi.
Furti all’ospedale, Lamberti chiede più sicurezza «Una situazione insostenibile per gli operatori sanitari ed i cittadini utenti»: il candidato consigliere Vincenzo Lamberti scrive al prefetto ed al questore di Salerno per chiedere maggiore sicurezza all’ospedale cavese. «E’ necessario un servizio per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7»…
Una lettera al prefetto di Salerno, Sabatino Marchione, ed al questore di Salerno, Vincenzo Roca, per chiedere maggiore sicurezza all’ospedale di Cava de’ Tirreni. A presentarla è il candidato al Consiglio comunale per il Pdl, Vincenzo Lamberti, ancora sconcertato per l’episodio accaduto al nosocomio di Santa Maria dell’Olmo e Costa d’Amalfi, dove nei giorni scorsi ignoti hanno frugato tra gli effetti personali di medici ed infermieri, appropriandosi di soldi, portafogli, coperte ed anche generi di vestiario.
«Il compito di sorveglianza e servizio d’ordine dell’ospedale cavese è affidato, da qualche anno, ad una società di vigilanza privata che effettua il proprio servizio nei pressi del pronto soccorso, ma questo non basta - afferma Lamberti - E’ necessaria anche la presenza dei vigili urbani per una sicurezza più capillare, per consentire ai cittadini di vivere in modo più sereno e sicuro. Inoltre, bisogna provvedere a potenziare la videosorveglianza con nuove telecamere ed a chiudere, nelle ore notturne, gli accessi secondari all’ospedale».
Misure necessarie per Lamberti, che poi bacchetta anche i vertici dell’Asl: «Dovrebbe essere la stessa Azienda sanitaria locale a provvedere a filtrare gli ingressi negli orari notturni, in maniera tale da evitare che chi non ha ragione di entrare frequenti l’area ospedaliera». Lamberti non punta ad un nosocomio blindato, ma secondo l’esponente del Pdl «in certe ore serve un serio controllo sugli accessi». L’ospedale cavese è un luogo importante per la cura dei cittadini, ma costituisce anche, in forza del grande e continuo afflusso di persone, una situazione di oggettiva insicurezza e potenziale rischio.
«Si tratta di una situazione insostenibile per la sicurezza degli operatori sanitari e degli stessi cittadini utenti - afferma Lamberti - Nei momenti di maggiore criticità il personale a disposizione è troppo poco. E’ facilmente intuibile che in questo settore è necessario un servizio costante, competente e discreto, quale solo le forze dell'ordine possono garantire, e che non è possibile supplire con un paio di guardie giurate né tanto meno con le cosiddette “ronde”, alle quali non si può chiedere un servizio di questo livello ed impegno. Per questo scriverò, nei prossimi giorni, una lettera dove chiederò al prefetto ed al questore di Salerno di attivarsi, nel rispetto della reciproca autonomia e competenza, per dare quanto prima una risposta a questa esigenza di medici, personale infermieristico e cittadini, garantendo un servizio per 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Bisogna porre fine ad una situazione oggettiva di insicurezza, che mette a rischio l’incolumità degli operatori e degli utenti e che rende meno accessibile un servizio sanitario essenziale ed urgente».
Inviato da kio73il 8/3/2010 16:19:02 (138 letture)
Ottanta le società regolarmente registrate, 100mila gli impiegati del settore: ancora troppe le zone d’ombra BAGHDAD - La sicurezza privata in Iraq è ancora un grande business. Di cosiddetti contractor ce ne sono ancora oltre 100 mila, mentre le società regolarmente registrate sono circa 80 e operano ogni giorno “sul campo”. Più della metà sono irachene, le altre sono un terzo americane, un terzo britanniche e un terzo di altri Paesi. Lawrence Peter, un passato nella Marina Usa, è il direttore della Associazione compagnie private di sicurezza in Iraq, che ne rappresenta 32, e appare molto pragmatico. «Il nostro lavoro è come quello che si svolge in ogni Paese. Solo che qui è più pericoloso. Gestiamo tre tipi di sicurezza: scorta alle persone, scorta ai convogli e sicurezza “statica”, cioè ad installazioni di ogni genere, dalle abitazioni agli impianti petroliferi». Sul giro d’affari non si sbilancia. Parla di cifre che vanno da diverse centinaia di milioni a miliardi di dollari l’anno. «Ma è difficile essere più precisi perché le società non rivelano i loro contratti, la durata, i rinnovi». Più facile è conoscere servizi “al dettaglio”. Una giornata con scorta a Baghdad costa fino a 9.000 dollari, gli spostamenti all’interno della superprotetta Zona Verde fino a 500. Lawrence è in Iraq dal febbraio 2003 e ne ha viste di tutti i colori. Mentre parla, arriva l’eco delle esplosioni che sin dalla prima mattina hanno scosso Baghdad. Solo raramente si limita a brevi commenti come «questa era ad un paio di km da qui», o «questa era potente», poi riprende: «L’Associazione si occupa di coordinare le attività delle compagnie, dello scambio di informazioni, della discussione di problemi comuni. Un po’ come ogni associazione di categoria». Per il futuro è ottimista. «In Iraq c’è gente molto in gamba. La situazione va migliorando costantemente. Sono certo che il Paese ce la farà a lasciarsi alle spalle i giorni bui». «È vero l’atmosfera è cambiata molto. Da tempo i ragazzini hanno ripreso a salutarci quando passiamo per strada. Non ci sentiamo più un obiettivo privilegiato come eravamo prima», dice il responsabile di una di queste società, che non vuole essere identificato. È arrivato in Iraq nel 2003, nell’esercito americano. Nel 2005 è poi tornato per conto suo e ha iniziato questo lavoro che gli ha provocato varie «situazioni difficili». Come quando, nel 2007, un’autobomba è esplosa accanto alla sua Mercedes blindata su cui era di scorta ad un cliente. Freddamente mostra la foto dell’auto pesantemente danneggiata, ma che «ha resistito, ne siamo usciti senza un graffio». Altre volte è andata male. «In questi anni ho perso sei compagni. Due erano stranieri, gli altri iracheni. Ma non abbiamo mai “perso” un cliente». Anche lui sui guadagni non si sbilancia. Dice che «gli operativi guadagnano tra i sette e i 12mila dollari al mese», ma per le società «dipende dai servizi che garantiscono». In ogni caso dice di averne abbastanza. «Ho promesso a mia moglie che a dicembre torno a casa», confessa. Riaan Grobbelaar 37 anni, moglie e due figli, è in Iraq dal 2005, e ha lavorato per diverse società, americane, britanniche e anche una curda. Non pensa ad andare via perché «nel mio Paese, il Sudafrica, e molto difficile trovare un lavoro che ti permetta di mantenere la famiglia in maniera decente». Riaan è stato ferito, nel 2007, mentre era di scorta ad un convoglio di camion che trasportavano materiale per l’esercito Usa. «Una bomba è esplosa sotto l’auto su cui mi trovavo. Un mio compagno è morto sul colpo. Io ho avuto ferite al volto e ad un braccio», dice mostrando le cicatrici. «Ma abbiamo portato a termine la missione». Per il futuro vorrebbe trovare un contratto che gli consenta di «non essere più sulle strade. Magari un campo petrolifero nel Sud».
Ancora un danneggiamento a un autobus dell’Amat. E’ accaduto lo scorso sabato mattina in via Lanza di Scalea, alla fermata San Filippo Neri. Alcuni ragazzi, saliti a bordo della linea 614, giunti alla fermata, qualche secondo prima di scendere, con uno dei martelletti in dotazione alla vettura, hanno rotto i vetri della bussola. Sulla vettura danneggiata era attivo il sistema di video-sorveglianza, così come lo era per la vettura danneggiata nel raid di via Belmonte Chiavelli. I nastri con le immagini saranno acquisiti dai carabinieri che stanno indagando sull’accaduto. Salgono così a 11 gli atti vandalici subiti dall’inizio dell’anno. Nel 2009 sono stati 76, in larga parte dovuti al lancio di pietre, mentre sono 4 le aggressioni che il personale ha subito tra il 2009 e il 2010.
“Aggressioni e atti vandalici sono diventati problemi quotidiani – afferma Mario Bellavista, presidente dell’Amat -. Scriveremo all’amministrazione, ai consiglieri comunali per mettere in campo soluzioni condivise da tutti che puntino alla sicurezza a bordo per dipendenti e passeggeri, a cominciare dal servizio di guardie giurate nelle linee più ‘calde’.
(AGI) - Napoli, 8 mar. - Ha rapinato portiere di notte ma fuggendo in auto si e' scontrato con la vettura di una pattuglia di vigilantes, ferendone uno, ed e' stato arrestato. Il fatto e' accaduto nelle prime ore di questa mattina a Napoli. Poliziotti dell'Ufficio prevenzione generale della Questura hanno arrestato Gennaro Grandelli, 41 anni, per rapina aggravata, ricettazione di documenti falsi, possesso di documenti d'identificazione falsi, porto e detenzione di arma da sparo. Verso l'una e mezzo di notte, qGrandelli si e' recato presso un albergo nella zona di Agnano-Bagnoli e, avvicinatosi al portiere con la scusa di essere interessato a una camera, ha improvvisamente estratto una pistola semiautomatica e si e' fatto consegnare dal malcapitato circa 70 euro in cassa e 60 euro custoditi nel suo portafoglio. Poi si e' fatto accompagnare alla cassaforte dell'albergo che ha trovato vuota. A questo punto e' uscito e a bordo di una Lancia di colore grigio ha tentato una rapida fuga. A pochi metri dall'ingresso dell'albergo, Grandelli si e' pero' scontrato con l'autovettura di una ditta di vigilanza privata, speronandola, danneggiandola seriamente e arrecando lesioni ad una delle due guardie giurate che erano a bordo. Il rapinatore, impossibilitato nell'utilizzare l'auto in suo possesso, si e' rapidamente diretto a piedi verso via Astroni. Sono bastati pochi minuti e gli agenti, inviati dalla sala Operativa cui era arrivato l'allarme, sono giunti sul posto e, dopo accertamenti, sono riusciti a rintracciare e arrestare Grandelli. L'uomo, senza opporre alcuna resistenza, ha serenamente esibito un documento con la sua foto ma generalita' false. Contemporaneamente la polizia ha identificato il proprietario della Lancia, un uomo agli arresti domiciliari che non ha saputo giustificare il fatto che l'auto di sua proprieta' fosse nelle disponibilita' di Grandelli ed e' stato quindi denunciato per favoreggiamento. All'interno dell'autovettura sono stati rinvenuti due telefoni cellulari, sui quali sono in corso accertamenti. Il rapinatore sfortunato e' risultato essere titolare di numerosi precedenti di polizia, destinatario di un ordine di carcerazione e di un provvedimento di revoca della patente di guida. (AGI) Lil
Brindisi - Mistero sull’incendio di una macchina pulitrice della Puglia Service srl, ditta che si occupa della pulitura delle banchine portuali a Costa Morena Est. Non si esclude la pista dolosa, il mezzo della azienda appaltatrice di Enel e Edipower è andato completamente distrutto ieri pomeriggio alle 13.30: era fermo, a quanto pare non era in movimento e non era neppure stato utilizzato di recente. A lavoro c’era un altro veicolo omologo che era invece in circolo. La zona è protetta da sorveglianza: l’accesso è limitato e la guardiania è affidata a un istituto di vigilanza. E’ stata proprio una guardia giurata a dare l’allarme: ha visto del fumo nero fuoriuscire dalla parte anteriore del mezzo e ha chiamato i vigili del fuoco. Quando i pompieri sono arrivati a Costa Morena le fiamme erano già alte. Non c’è voluto tanto per avere la meglio sul rogo che si era comunque esteso fino all’interno dell’abitacolo, per fortuna vuoto. Una volta avuta la meglio sulle fiamme si sono cercate le cause dell’incendio: non sono state trovate tracce di liquido infiammabile sul posto. Ma alcuni cavi della centralina del veicolo erano stati disattivati. Il giallo è irrisolto. Poco probabile che sia stato un episodio accidentale. Le temperature sono basse, il clima non è certo quello che favorisce l’espansione di piccoli e grandi incendi. D’altro canto la banchina di Costa morena su cui era parcheggiata la macchina spazzatrice non è a libero accesso: è sorvegliata non soltanto dalle guardie giurate ma anche dai militari della guardia di finanza. Non è ben chiaro se si sia trattato di un messaggio intimidatorio o di un rogo imputabile al caso. L’allarme al porto esterno di Brindisi è stato lanciato quando da mezz’ora erano trascorse le tredici. Sabato mattina, giornata di lavoro per gli operai della Puglia Service, ditta che ha sede a Mesagne e che è legata da convenzioni tanto con Enel, quanto con Edipower. A Costa Morena attraccano le navi carboniere. Ai dipendenti dell’azienda, con l’opportuna strumentazione, spetta il compito di mantenere linda e quindi servibile l’area portuale. Uno dei mezzi era in movimento, l’altro invece era in sosta. L’odore di bruciato ha attirato l’attenzione di un vigilante. Dalla guardiola non si vedeva un granché: è quello il punto in cui i veicoli e le persone non autorizzate devono forzatamente fermarsi, ché non è consentito l’accesso agli estranei. Si scorgeva anche il fumo che circondava il veicolo. I vigili del fuoco sono accorsi con un mezzo e anche un’autobotte. Hanno spento il fuoco in un battibaleno. Ma non hanno potuto evitare che la macchina spazzatrice venisse irreparabilmente danneggiata dalle fiamme. Le lingue di fuoco hanno abbracciato la carrozzeria del mezzo dalle dimensioni imponenti. L’incendio si è sviluppato in pochi istanti e molto rapidamente ha raggiunto proporzioni tali da divenire difficile da sopraffare con i sistemi antincendio in dotazione. Non si sa ancora se il punto in cui era parcheggiato era guardato a vista da un sistema di sorveglianza: pervenire alle cause del rogo sarà impresa ardua. Ad ogni modo, neppure i tecnici hanno potuto esprimersi senza alcun dubbio sulle origini delle fiamme