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Permesso premio concesso a Marino Occhipinti. Uccise la Guardia Giurata Carlo Beccari http://corrieredibologna.corriere.it/ Permesso premio a Occhipinti Le vittime: non possiamo tollerarlo Zecchi: lui è stato zitto per sette anni, invece avrebbe potuto salvare delle vite «Non possiamo tollerarlo: lui è stato zitto per sette anni, sapeva cosa faceva la banda e avrebbe potuto salvere delle vite». Reagisce così, duramente, la presidente dell'associazione vittime della Uno bianca, Rosanna Zecchi, alla notizia del permesso premio concesso a Marino Occhipinti. IL PERMESSO - Come raccontato dal Corriere di Bologna, l'ex poliziotto della squadra mobile di Bologna che faceva parte della banda della Uno bianca e condannato per questo all'ergastolo, venerdì mattina uscirà dal carcere di Padova, dove è detenuto, per partecipare a una Via crucis a Sarmeola di Rubano, nel Padovano. Un permesso di cinque ore e mezza, poi tornerà in cella. L'ASSOCIAZIONE VITTIME - Ma all'associazione delle vittime della Uno bianca la decisione del tribunale di sorveglianza della città veneta non va giù. «Non possiamo tollerarlo - ha chiarito Rosanna Zecchi - perchè lui è stato zitto per sette anni. Sapeva cosa faceva la banda e avrebbe potuto salvare altre vite se avesse parlato». IL PADRE - Contrarissimo anche Luigi Beccari, il papà di Carlo, la guardia giurata uccisa da Occhipinti il 19 febbraio 1988 durante l'assalto a un furgone davanti alla Coop di Casalecchio (Bologna). «Non sono d'accordo nemmeno su un permesso di poche ore. Lui mi ha rovinato la vita e deve stare dentro», si è sfogato Beccari, 73 anni. LE RICHIESTE DI OCCHIPINTI - Occhipinti è stato condannato per vari reati tra cui associazione a delinquere, omicidio volontario, rapine ed è in carcere dal 29 novembre 1994. Negli ultimi anni ha chiesto più volte permessi premio, sempre rifiutati. Dopo 16 anni, ieri è arrivato l'ok con un decreto firmato dal giudice Giovanni Maria Pavarin. «Sono tre pagine di motivazioni puntigliose e precise - ha spiegato l'avvocato di Occhipinti, Milena Micele del foro bolognese - in cui non c'è solo un richiamo agli articoli di legge che consentono i permessi, ma anche l'analisi di più profili, ad esempio la sua condotta in carcere, il grado di pericolosità sociale, la dissociazione concreta che è stata riconosciuta da una sentenza di appello del 2001 come attuata da Occhipinti nel 1988, il suo percorso di rivisitazione critica, oltre che il parere della direzione carceraria». Ma aldilà di tutto, i familiari delle vittime restano sulla loro posizione. «Sappiamo che la legge è dalla sua parte ma noi non possiamo perdonarlo», ha sentenziato la Zecchi. E poi rivolgendosi al giudice Pavarin, ha aggiunto: «Se ci avesse informato prima... Noi non gli avremmo detto "No, non lo faccia", ma almeno un minimo di sensibilità avrebbe potuto averla. I giudici non si mettono mai dalla parte delle vittime».
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