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Intimidazione col gas al Circolo del tennis Quarta incursione in quattro mesi al circolo del tennis di viale del Fante. Dopo l'attak e un tentativo di incendio, gli uomini del racket sono riusciti a piazzare una bombola di gas con l'erogatore aperto e una miccia nel cantiere dove si sta realizzando uno spogliatoio. "Non ci lasceremo intimidire", dice il presidente del circolo, Riccardo Polizzi, che annuncia nuove misure di sicurezza di SALVO PALAZZOLO
Gil uomini del racket sono tornati al Circolo del tennis di viale del Fante. È la quarta incursione in quattro mesi, e sempre nella stessa area del club dove è impiantato il cantiere per la realizzazione di un nuovo spogliatoio sotterraneo. La notte fra martedì e mercoledì qualcuno ha scavalcato la recinzione, probabilmente dalla parte della Favorita, e si è portato dietro una bombola di gas: ha avuto il tempo di sistemarla nello spogliatoio, di aprirla e di collegarla a una miccia lunga circa tre metri. Sono stati gli operai della ditta Pisciotta, che sta realizzando i lavori, ad accorgersi dell'ennesima incursione e hanno subito avvertito la polizia.
È una vera e propria escalation del terrore quella lanciata al Circolo del tennis: il 10 maggio gli esattori del pizzo hanno manomesso un cancello del cantiere; qualche giorno dopo, sono passati all'Attak in una serratura. All'inizio di giugno hanno provato a incendiare il deposito degli attrezzi. Adesso hanno fatto capire che sono in grado di ritornare indisturbati all'interno del circolo, persino con una bombola del gas.
"Non ci lasceremo intimidire", dice il presidente del Ct1, Riccardo Polizzi. "Ho ricevuto assicurazione che ogni episodio è stato denunciato dall'impresa che è stata presa di mira. E anche noi ci siamo rivolti alla magistratura attraverso l'avvocato Mauro Torti". A seguire l'indagine sono il sostituto procuratore Francesco Del Bene e il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che si occupano delle inchieste sui clan mafiosi della parte occidentale della città.
"Sono amareggiato - prosegue il presidente Polizzi - constato che a Palermo qualsiasi tipo di attività finisce nel mirino della criminalità organizzata. Lo dico con dispiacere, ma nessuno qui al circolo ha paura. Sono sicuro che tutti i soci si stringeranno attorno a questo pezzo di storia di Palermo, che ha ormai 90 anni e 1.500 iscritti. Confido che anche la città si stringerà idealmente attorno al Circolo del tennis, perché gli autori di questi gesti non l'abbiano vinta".
Adesso il presidente del Circolo del tennis pensa di rafforzare le misure di sicurezza attorno alla struttura di viale del Fante. Con telecamere, sistemi di allarme e forse anche con un servizio di vigilanza affidato a guardie giurate. "Naturalmente - dice - spero che pure le istituzioni ci garantiranno una protezione maggiore. Francamente, dopo il terzo attentato mi aspettavo qualcosa in più sul fronte della vigilanza".
Negli ultimi mesi anche alcuni commercianti di viale del Fante hanno ricevuto strane visite e messaggi dal significato chiarissimo. Il racket è tornato all'opera, nonostante i colpi durissimi inferti nei mesi scorsi dai carabinieri al clan di Resuttana. Oggi la domanda è una: chi regge le fila della nuova escalation di attentati? Cosa nostra ha già trovato nuova forza, sostituendo colonnelli e gregari finiti in carcere, oppure una banda di criminali cosiddetti "comuni" sta cercando di impossessarsi del territorio lasciato vacante dai boss? Non è facile rispondere.
Chi indaga non scarta alcuna ipotesi. Anche la più drammatica, che parla di un nuovo supermandamento sorto dopo l'arresto dei Lo Piccolo e dell'architetto Liga: un nuovo gruppo di mafia che vedrebbe unificati i clan della parte occidentale della città, da Tommaso Natale a San Lorenzo a Resuttana. E chi potrebbe reggerne le sorti? Della vecchia classe dirigente di Cosa nostra tornata in libertà dopo anni di carcere c'è solo un nome, quello di Giulio Caporrimo. È il nome di un "duro": fu arrestato nel 1999, allora era un fedelissimo di Sandro Lo Piccolo. È diventato famoso perché in dieci anni di carcere e processi non ha mai pronunciato neanche una parola davanti ai giudici.
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