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Cassazione 34179/2006:Non è truffa la falsa assicurazione auto
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30/4/2007 7:36
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Non costituisce tentata truffa esporre sul parabrezza dell’auto un certificato assicurativo falso. Lo ha stabilito la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando l’assoluzione decretata dal Giudice dell’Udienza Preliminare di Larino “perché il fatto non sussiste” a carico di un cittadino che circolava con un cedolino di assicurazione falso esposto sul parabrezza del proprio autocarro. Secondo l’accusa il fatto costituiva il reato di tentata truffa perché in tal modo l’imputato voleva ottenere un ingiusto profitto a danno dell’erario, evitando il sequestro del veicolo non assicurato. La Suprema Corte, modificando un proprio precedente orientamento, espresso anche dalle Sezioni Unite, e sottolineando come tale opinione fosse vivacemente criticata dalla dottrina, ha affermato che il comportamento posto in essere non poteva in alcun modo collegarsi ad un danno all’erario, in quanto il profitto conseguito dall’imputato era quello derivante dalla circolazione senza la copertura assicurativa, fatto del tutto irrilevante agli effetti di un ipotetico “danno erariale” proprio perché tale condotta non era destinata a spostare “risorse” economiche dal soggetto che si presumeva truffato dall’agente, e pertanto “nessuna lesione del bene protetto è ipotizzabile” laddove la condotta fraudolenta si sia limitata, come nel caso in questione, ad eludere l’accertamento di infrazioni amministrative. (07 dicembre 2006)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Seconda Penale, sentenza n.34179/2006 (Presidente: G. M. Cosentino; Relatore: A. Macchia)
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE II PENALE

SENTENZA

OSSERVA

Con sentenza del 14 nov. 2005, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Larino ha prosciolto R.S., a norma degli artt. 459, co. 3, e 129 cod. proc. pen., perché il fatto non sussiste dall’imputazione di tentatatruffa [1] per avere, apponendo sul parabrezza del proprio autocarro un certificato assicurativo falso e tacendo di tale falsità al momento del controllo di alcuni agenti, compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre in errore tali agenti circa la regolarità della posizione assicurativa dell’autocarro stesso, per procurarsi l’ingiusto profitto di non pagare la sanzione amministrativa con mancato introito di denaro per l’erario e non subire il sequestro dell’autovettura non assicurata.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il procuratore generale presso la corte di appello di Campobasso, il quale ha dedotto violazione di legge. Ad avviso del ricorrente, infatti, sussisterebbero gli estremi del contestato reato, in quanto l’imputato non si sarebbe limitato a circolare senza il certificato assicurativo, ma attraverso il quid pluris rappresentato dall’esposizione di un falso certificato, avrebbe eluso i controlli, sottraendosi al pagamento della sanzione amministrativa e dell’eventuale confisca del veicolo.

Con memoria depositata in prossimità dell’udienza, il difensore dell’imputato ha chiesto di dichiarare inammissibile o di rigettare il ricorso.

Il ricorso è infondato.

Questa corte ha infatti in varie circostanze avuto modo di affermare che l’esposizione sul parabrezza dell’autovettura del disco contrassegno materialmente falsificato unita,mente alla ricevuta, integra il reato di truffa consumata, in quanto l’agente, facendo risultare l’adempimento dell’obbligo fiscale, si è sottratto al pagamento del maggior importo dovuto all’erario (Cass., sez. II, 28 set. 1989, Zito; Cass., sez. II, 14 nov. 1989, Scancelli).

Ma tale orientamento, pur avallato da una pronuncia delle sezioni unite (Cass., sez. un., 21 giu. 1986, Giovannelli), no soltanto non ha mancato di far registrare opposte decisioni anche in epoca successiva (v.,. ad es., Cass., sez. II, 9 mag. 1989, De Cesare; Cass., sez. II, 30 giu. 1988, Ricucci), ma è stato pure vivacemente resistito in dottrina.

Pertanto, infatti, dalla premessa per la quale nella struttura della truffa, secondo il suo schema tradizionale, sarebbe presente, come requisito implicito, quello dell’atto di disposizione patrimoniale, quale elemento intermedio derivante dall’errore e causa dell’ingiusto profitto con altrui danno )la truffa, è stato sostenuto, sarebbe appunto caratterizzata da tre eventi), si è infatti osservato, al riguardo, che, pur ammettendosi la configurabilità di un atto dispositivo di carattere omissivo, nell’ambito della condotta innanzi delineata mancherebbe un qualsiasi atto di disposizione patrimoniale, no essendo esso ravvisabile nel fatto che gli organi di controllo, indotti in errore, non contestino l’evasione tributaria, ne tantomeno nel fatto che l’erario si limiti a subire la inadempienza dell’agente al momento del versamento della somma inferiore a quella dovuta: il reato, si è ancora osservato, non sarebbe nella specie ipotizzabile perché manca la necessaria cooperazione della vittima.

Inoltre, non ricorrerebbe la necessaria sequenza artificio, induzione, in errore- profitto, perché, al contrario, il profitto sarebbe realizzato immediatamente, grazie al versamento di una somma inferiore, e l’alterazione del contrassegno risulterebbe finalizzata a dissimulare il profitto già ottenuto.

Simili rilievi, di tutt’altro che evanescente spessore, valgono ovviamente eo magis nell’ipotesi che qui rileva, posto che tra contravventore e pubblica amministrazione non sussisteva, prima della falsificazione del certificato di assicurazione, alcun rapporto di debito, tributario o di altra natura; sicché il comportamento fraudolento in nessun modo poteva correlarsi ad un danno dell’erario, neppure dilatando al massimo la nozione di atto di disposizione di carattere omissivo.

Il profitto conseguito dall’imputato, infatti, era quello derivante dalla circolazione senza la copertura assicurativa: dunque, un fatto del tutto neutro agli effetti di un ipotetico danno erariale, proprio perché quella condotta non era destinata a spostare risorse economiche dal soggetto in ipotesi truffato all’autore di tale condotta.

A simili principi, d’altra parte, ha fatto appello anche la giurisprudenza di questa corte, allorché ha avuto modo di affermare che non integra il delitto di tentata truffa la condotta costituita dalla produzione di falsa documentazione a sostegno di un ricorso al prefetto avverso l’ordinanza- ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa per violazione delle norme sulla circolazione stradale (Cass., sez. VI, 25 giu. 2001, Scopacasa).

Si è infatti sottolineato, escludendosi la configurabilità della truffa, anche nella forma tentata, che, nel procedimento volto all’accertamento della infrazione amministrativa, l’autorità che irroga la sanzione in nessun jmodo compie un atto che possa essere riguardato come disposizione di carattere negoziale incidente sul patrimonio dell’amministrazione rappresentata, ne, tantomeno, sul patrimonio del trasgressore, ma pone in essere un atto autoritativo di tipo ablatorio che costituisce manifestazione tipica dell’esercizio di uno specifico e tipizzato munus, quale è quello di applicare sanzioni.

È del tutto evidente, allora, che, come non può ipotizzarsi, in tale schema pubblicistico, il carattere dispositivo e negoziale dell’atto (l’accertamento della violazione) dal quale può scaturire l’insorgenza del danno patrimoniale postulato come elemento essenziale della truffa, nessuna lesione del bene protetto è ipotizzabile ove la condotta fraudolenta si sia limitata, come nella specie, ad eludere l’accertamento di infrazioni amministrative, che costituiscono, esse stesse, il profitto già conseguito dal trasgressore.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Roma, 3 ott. 2006.


Depositata in Cancelleria il 22 novembre 2006.

Data invio: 15/7/2007 4:01
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La differenza tra un genio e uno stupido è che il genio ha dei limiti.
Hodettotutto.....
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Re: Cassazione 34179/2006:Non è truffa la falsa assicurazione auto
Donatore GuardieInformate Moderatore
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27/3/2007 19:13
Da Nell'isola che non c'e'
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Ci sono delle sentenze che le riesco proprio a capire, ma come puo' uno a non essere condannato esponendo una assicuraione.? E' inutile questo e' uno dei tanti dilemmi della giustizia italiana.

Data invio: 16/7/2007 10:55
_________________
Il fine giustifica i mezzi.

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Re: Cassazione 34179/2006:Non è truffa la falsa assicurazione auto
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24/2/2007 16:38
Da MILANO
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avvolte le assicurazioni non ti vogliono assicurare, allora un poveraccio deve inventarsi come poter circolare.

Data invio: 18/7/2007 2:24
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Re: Cassazione 34179/2006:Non è truffa la falsa assicurazione auto
Guru
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8/3/2007 21:05
Da Tarquinia ( VT )
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assicurazione fai da te!

Data invio: 18/7/2007 15:55
_________________
VIVI COME SE TU DOVESSI MORIRE SUBITO PENSA COME SE TU NON DOVESSI MORIRE MAI

www.portavalori.net
www.tarquinia.net ( il sito della mia città )
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