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Lo stalking entra nel codice penale
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4/1/2007 19:21
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La reclusione va da 6 mesi a 4 anni
Lo stalking entra nel codice penale
Punite le persecuzioni e le discriminazioni per religione, orientamento sessuale, etnia, genere e razza

Nella seduta del 14 novembre la Commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo unificato che punisce lo stalking, ovvero gli atti persecutori e l’omofobia.

Il reato prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni “chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere”.
La durata della pena, inoltre, aumenta di due terzi se il reato reiterato e della metà se esso viene commesso contro un minore.
In merito alle procedure, il testo prevede che la vittima dello stalking possa presentare all'autorità competente richiesta di diffida e se, nonostante essa, “l'indagato commette nuovi atti persecutori espressamente denunciati all'autorità, il reato è perseguibile d'ufficio e la pena detentiva prevista dal primo comma dell'articolo 612-bis del codice penale è aumentata fino a sei anni”.
Il testo, infine, precisa che rientrano nello stalking gli atti persecutori, la discriminazione, l’odio e la violenza mossi da motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima.


CAMERA DEI DEPITATI, COMMISSIONE GIUSTIZIA, 14 NOVEMBRE 2007
TESTO UNIFICATO
MISURE CONTRO GLI ATTI PERSECUTORI E LA DISCRIMINAZIONE FONDATA
SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE O SULL'IDENTITÀ DI GENERE
Art. 1.
(Modifiche al codice penale).
1. Dopo l'articolo 612 del codice penale sono inseriti i seguenti:
«Art. 612-bis. - (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque
reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli
un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza
personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il
suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a
quattro anni.
La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso da persona già condannata per il
delitto di cui al primo comma.
La pena è aumentata fino alla metà e si procede d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti
di un minore ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall'articolo 339.
Si procede altresì d'ufficio se il fatto è commesso con minacce gravi ovvero nei casi in cui il
fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d'ufficio.
Art. 612-ter. - (Diffida). - La persona che si ritiene offesa da condotta che può presentare gli
elementi del reato di cui all'articolo 612-bis può presentare all'autorità competente richiesta di
diffida all'autore della stessa.
Quando sussistono specifici elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di reiterazione del
reato di cui all'articolo 612-bis, l'autorità di pubblica sicurezza, su autorizzazione del pubblico
ministero che procede, diffida formalmente l'indagato dal compiere ulteriori atti persecutori.
La diffida è notificata all'indagato con le forme di cui agli articoli da 148 a 171 del codice di
procedura penale.
Se nonostante la diffida formale l'indagato commette nuovi atti persecutori espressamente
denunciati all'autorità, il reato è perseguibile d'ufficio e la pena detentiva prevista dal primo
comma dell'articolo 612-bis è aumentata fino a sei anni.».
2. All'articolo 577 del codice penale, primo comma, dopo il numero 4), è aggiunto il seguente:
«5) a seguito degli atti persecutori di cui all'articolo 612-bis».
3. All'articolo 609-ter del codice penale, dopo il secondo comma, è aggiunto il seguente: «La
pena è della reclusione da quattro a quattordici anni se il fatto è commesso in seguito ad atti
persecutori di cui all'articolo 612-bis».
Art. 2.
(Modifiche al codice di procedura penale).
1. All'articolo 266, comma 1, lettera f), dopo la parola: «minaccia,» sono inserite le seguenti:
«atti persecutori,».
2. All'articolo 392, il comma 1-bis, la parole 609-bis è aggiunta la seguente: «612-bis».
3. Al comma 5-bis dell'articolo 398 dopo la parola: «609-octies» è aggiunta la seguente: «612-
bis».
4. Al comma 4-ter dell'articolo 498 dopo la parola: «609-octies» è aggiunta la seguente: «612-
bis».
5. Dopo l'articolo 282-bis è inserito il seguente: «Art. 282-ter. - (Divieto di avvicinamento ai
luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di
avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati
abitualmente frequentati dalla persona offesa.
2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non
avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona
offesa o da persone con questa conviventi.
3. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di
lavoro, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.
4. I provvedimenti di cui al presente articolo sono comunicati all'autorità di pubblica sicurezza
competente, ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni, e
ai servizi socio-assistenziali del territorio».
Art. 3.
(Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654 ed al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122,
convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205).
1. All'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera a), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o
fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere»;
b) al comma 1, lettera b), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o
fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere»;
c) al comma 3, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o fondati
sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».
2. La rubrica dell'articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, è sostituita dalla seguente:
«Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati
sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».
3. All'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «o religioso» sono sostituite dalle
seguenti: «, religioso o motivato dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere».
4. All'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, dopo le parole: «comma 1,» sono inserite le
seguenti: «ad eccezione di quelli previsti dall'articolo 609-bis del codice penale,».

Data invio: 5/12/2009 18:56
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