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I mobbings- di Isabella Corradini
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IL MOBBING IN AMBITO MILITARE



Tratto dal libro "I mobbings"
di Isabella Corradini, Psicologa
Europolis Editing, Marzo 2005
europolis@tiscalinet.it

Il mobbing, pur se in diverse forme e con diverse modalità, coinvolge un grande numero di tipologie organizzative.
Non sorprende, pertanto, che il fenomeno si sia manifestato anche nelle strutture caratterizzate da un modello organizzativo di tipo gerarchico, come le Forze Armate e le Forze dell'Ordine. Il compito che tali strutture sono chiamate a svolgere è di vitale importanza e, pertanto, di grande responsabilità. In questi ultimi anni, alcune innovazioni sono state introdotte negli ambienti militari: si pensi all'apertura al personale femminile, alla riorganizzazione dell'esercito, alla trasformazione della Polizia da Corpo Militare a Istituzione civile.
Nonostante venga ormai considerato un retaggio del passato, il fenomeno del nonnismo nelle caserme ha da sempre costituito un comportamento prevaricante, soprattutto nei confronti dei giovani soldati di leva. Tuttavia, le trasformazioni che hanno coinvolto le forze armate fanno temere che il nonnismo, seppure in netto calo rispetto al passato, stia in realtà assumendo la fisionomia del mobbing vero e proprio.
Da circa dieci anni, le Forze Armate vivono infatti la transizione da un "modello istituzionale" a un "modello occupazionale", e, di conseguenza, stanno assimilandosi agli ordinari contesti lavorativi, con tutti i relativi profili positivi e negativi. Nel modello occupazionale, i principi del dovere cedono il posto a modalità operative diverse in virtù dell'adattamento agli aspetti comuni della vita lavorativa: orari di lavoro, competenze e ruoli, remunerazione adeguata. E non manca certo la competitività.
Osserviamo comunque che, allo stato attuale della nostra legislazione, il nonnismo non ha ancora formato oggetto di una apposita, specifica disciplina. E come si osserva nella relazione che accompagna il disegno di legge n. 2493 presentato dal Ministro della difesa di concerto col Ministro della giustizia e comunicato alla presidenza del Senato il 19 settembre 2003, avente per oggetto la delega al Governo per la revisione delle leggi penali militari di pace e di guerra,nonché per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, "l'inadeguatezza della normativa in atto non ha consentito, finora, una efficace repressione del grave fenomeno del cosiddetto nonnismo, produttivo di gravi effetti sulla integrità fisica e morale del personale militare", e "per supplire a tale inefficienza", si è proposta l'introduzione di "una specifica ed autonoma fattispecie criminosa", al fine di "garantire una giustizia rapida ed efficiente, all'interno delle strutture militari, in modo da assicurare, anche in considerazione dell'inserimento della componente femminile nell'ambito delle Forze armate, un'adeguata tutela al cittadino militare contro ogni forma di abuso e di prevaricazione ed è stato approvato da un solo ramo del Parlamento il disegno di legge-delega proposto di prevedere quale reato militare il fatto del militare che usi violenza o minaccia nei confronti di altro militare, valendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo di solidarietà, esistente o supposto, tra militari più anziani di servizio, stabilendo che lo stesso sia punito con la pena della reclusione militare da sei mesi a cinque anni".
Non si pensi, tuttavia, che il vigente codice penale militare di pace non fornisca comunque alcuni strumenti utili per un intervento giudiziario in materia. Paradigmatico è l'art. 43, ove si stabilisce che "agli effetti della legge penale militare, sotto la denominazione di violenza si comprendono l'omicidio, ancorché tentato o preterintenzionale, le lesioni personali, le percosse, i maltrattamenti, e qualsiasi tentativo di offendere con armi".
Significativa, d'altra parte, è la giurisprudenza sviluppatasi in argomento. Insegna la Corte di Cassazione che "in ambito militare, i comportamenti violenti connessi al fenomeno del cosiddetto nonnismo non sono costitutivi del reato di cui all'art. 195 cod.pen.mil.pace (violenza contro un inferiore) in quanto non sono posti in essere per motivazioni inerenti al servizio e alla disciplina militari, non rientrando in tale nozione comportamenti siffatti, né essendo essi tali da turbare l'ordinato svolgersi del rapporto gerarchico, alla cui sola tutela presiede la norma in esame", e che "le predette condotte possono essere perseguite a norma di altre disposizioni del codice penale militare di pace (reato di percosse di cui all'art. 222 cod. pen. mil. Pace) ovvero del codice penale ordinario (violenza privata prevista dall'art. 610 cod. pen), ricorrendone le rispettive condizioni" (Sentenza n. 4139 del 14/04/1995, CED 608014). Del pari illuminante è un ulteriore insegnamento impartito dalla Corte di Cassazione: "Nell'ambito degli episodi di nonnismo, non ricorre la scriminante del consenso dell'avente diritto neanche quando il soggetto passivo abbia accettato di sottoporsi a prove di iniziazione (nella specie, quella denominata dello sbrago), in quanto la manifestazione di volontà non può in nessun caso ritenersi libera da condizionamenti, in considerazione della forzata convivenza e del clima di intimidazione creato dai militari più anziani nei confronti dei più giovani" (Sentenza n. 23599 del 19/06/2002, CED 609015).
Nelle Forze Armate ha da sempre prevalso un'organizzazione di tipo verticistico che, in quanto tale, ha privilegiato una modalità di cultura gerarchica in cui la subordinazione all'autorità riconosciuta costituisce il cardine fondamentale. Questo non significa che la diffusione di fenomeni vessatori sia da accettarsi come parte integrante di questa cultura. Alcuni, tuttavia, hanno formulato l'ipotesi che il nonnismo sia fisiologico e funzionale nelle istituzioni di tipo militare. Secondo M. Cannavicci, "il nonnismo è funzionale alla catena di comando in quanto funziona come una ulteriore gerarchia fra i militari di truppa. Anche fra i militari di truppa, i pari dell'ultimo livello della scala gerarchica militare, esiste una piramide di potere"( M. Cannavicci, Il fenomeno del nonnismo: un'analisi psicologica e sociologica) .
Il fenomeno del nonnismo viene assimilato al mobbing proprio perché privilegia la vessazione, la sopraffazione, sia in forma fisica che psicologica. Ma se nel mobbing l'obiettivo è l'isolamento o la totale esclusione dell'individuo dal contesto professionale, nel nonnismo il significato delle prevaricazioni è strettamente legato alla specificità del contesto militare. Riti di iniziazione e atti finalizzati alla sottomissione del nuovo arrivato, se da un lato costituiscono comportamenti vessatori, dall'altro rappresentano una modalità di gestione della relazione gerarchica all'interno delle strutture militari.
Il timore che il nonnismo si trasformi in mobbing vero e proprio non è da sottovalutare. Se il primo colpiva principalmente i militari di leva, spesso costretti dai commilitoni più anziani a subire angherie di vario genere, il più delle volte con il tacito consenso dei superiori, il mobbing può coinvolgere tutti i gradi. Il fatto che l'esercito vada assumendo una fisionomia "aziendale" comporta l'adozione di criteri organizzativi differenti e di comportamenti più consoni al nuovo modello organizzativo.
Mentre il militare di leva soggetto a vessazioni, terminato il servizio, rientrava nella quotidianità della propria vita, il mobbing sta manifestandosi in modo più sottile, meno appariscente, e può assumere la forma della competizione e del ricatto.
Si pensi al militare volontario il cui principale obiettivo è quello di vincere il concorso in servizio permanente. Non è da escludere che il desiderio intenso di soddisfare le proprie aspirazioni renda il soggetto più disponibile ad accettare supinamente richieste anche eccessive dei superiori. In questa logica, tutti potrebbero essere coinvolti in dinamiche mobbizzanti, in particolare le fasce intermedie, ufficiali e sottoufficiali.
Se nel mobbing in azienda le strategie si concretano nell'isolamento dell'individuo, nel suo declassamento o nella mancata attribuzioni di compiti di sua competenza, all'interno delle Forze Armate le strategie preferite sono altre: negare al militare le attività di peace keeping all'estero, limitare la sua formazione e il suo aggiornamento professionale, non favorire la sua partecipazione ad operazioni Fuori Area (estero), peraltro ben retribuite, e magari inviare al suo posto un soggetto considerato più meritevole perché più accondiscendente.
V'è anche la possibilità che al militare venga assegnato un incarico inadatto alla luce delle sue competenze tecnico-professionali, il che potrebbe tradursi in un ostacolo alla sua stessa carriera.
Impedire un'evoluzione professionale ad un militare assegnandogli compiti dequalificanti o non sostenendo una sua formazione specifica, secondo i criteri di definizione del mobbing, può classificarsi quale azione mobbizzante. Se poi l'individuo frenato nel suo percorso professionale manifesta un disagio clinico significativo, diventa possibile parlare di mobbing.
E' evidente che ogni situazione ha una sua specificità e che nel contesto di cui ci stiamo occupando l'adattamento a nuovi criteri organizzativi comporterà delle difficoltà pratiche.
La professionalizzazione e la competitività che si accompagna possono condurre sia al mobbing verticale che a quello orizzontale: adottare strategie non lecite per rendere difficoltoso o impedire l'avanzamento di carriera di un individuo da parte di un collega di pari grado, è espressione di mobbing orizzontale.
La situazione si presenta delicata e complessa. Un aspetto che sembra opportuno sottolineare è che anche nel contesto delle Forze Armate vanno progettati e istituiti programmi di sensibilizzazione e formazione specifici, ponendo l'accento sulle dinamiche organizzative e di relazione che caratterizzano i contesti di lavoro.
Sarebbe altresì utile istituire una forma di monitoraggio sulle modalità con cui vengono assegnati
gli incarichi al personale militare.
Nelle organizzazioni aziendali, i percorsi di valutazione costituiscono una prerogativa irrinunciabile: valutazione dei meriti e dei rendimenti, valutazione delle potenzialità, nonché valutazione dell'efficacia e dell'efficienza degli interventi formativi.
Se le Forze Armate vanno ristrutturandosi secondo un modello aziendale, bisognerà adeguarsi ai bisogni ed alle esigenze che un tale modello richiede

Allega:



jpg  mobbing.JPG (20.50 KB)
1_490d1bec42032.jpg 188X218 px

Data invio: 2/11/2008 4:18
_________________
Ci sono solo pochissime persone che lottano tutta la vita:costoro sono indispensabili.
(B. Brecht)
Il sito nazionale delle guardie giurate
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