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L’allarme delle guardie ecologiche
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L’allarme delle guardie ecologiche
«Figli di nessuno, ci estingueremo»

di Pietro Tosca

Rifiuti abbandonati, sversamenti non autorizzati nei fossi, taglio degli alberi, avvelenamento di animali selvatici. Sono mille gli interventi sul territorio delle guardie ecologiche provinciali nella loro missione di custodi del verde e della natura. Una missione che portano avanti nonostante si sentano ormai abbandonati e in via d’estinzione. «Quando siamo partiti oltre vent’anni fa — spiega Osvaldo Colpani, una delle guardie — eravamo più di 60 nella Bergamasca mentre oggi siamo ridotti a 15. E l’età avanza per tutti. Senza nuovi rinforzi non so quanto potremo andare avanti».


Il cruccio principale delle guardie ecologiche è che la Provincia, l’ente da cui dipendono, non abbia mai fatto un corso per inserire nuovi volontari. Una situazione che stride se raffrontata con quella delle comunità montane e dei parchi che dispongono di proprie guardie ecologiche volontarie e i corsi li tengono periodicamente. «Per assurdo — chiarisce Fulvio Pagani, un’altra delle guardie provinciali —, noi seguiamo il territorio più a rischio, quello esposto ai maggiori interventi di trasformazione ma con meno vincoli per proteggerlo. E constatiamo ogni giorno come la situazione peggiori, soprattutto in pianura dove anche i piccoli spazi verdi che sono rimasti sono colpiti da inquinamenti o abbattimenti di piante». Osvaldo Colpani dice anche che «al problema dei corsi si è aggiunto il fatto che non abbiamo più una guida operativa in Provincia». Le guardie ecologiche volontarie, infatti, sono una creazione della Regione risalente agli anni ’90 e sono composte da cittadini che, dopo un corso di formazione, ottengono l’inquadramento di guardie giurate particolari con un decreto della Prefettura. Dal 2005, la Regione ne ha trasferito la competenza alle Province cui è affidata la gestione amministrativa, finanziaria e operativa.


Un sistema che ha funzionato fino alla riforma Delrio che, sulla carta, ha cancellato le Province. Di fatto però le ha messe solo in un limbo mandando in crisi, mano a mano che ne veniva smantellata la struttura, anche le guardie ecologiche. «Ora siamo figli di nessuno — spiega Mario Grassi, un altro dei volontari —. Non c’è nessuno che ci coordini. Una volta facevamo capo a un dirigente e alla Polizia provinciale. Adesso c’è solamente un’impiegata part-time che fa quel che può. Purtroppo è una situazione in cui viene a mancare l’entusiasmo. Anche se ci fosse un corso chi potrebbe venire in un ambiente in via di spegnimento? Sembra quasi non ci sia più la voglia di tenerci in vita». E Fulvio Pagani aggiunge: «Questa mancanza di coordinamento pesa anche per quanto riguarda l’aggiornamento che è una parte fondamentale per poter essere operativi e riuscire a incidere». Colpani fa un esempio: «Ci hanno segnalato la possibilità di partecipare al corso organizzato dal Parco dei Colli su come apprendere gli ultimi cambi nella normativa ambientale, ma lo hanno fatto due giorni dopo che era iniziato». Uno stato di cose a cui le guardie ecologiche chiedono si ponga rimedio: «Lanciamo un appello al presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli — perché prenda in mano la vicenda e ci aiuti a poter tornare ad vigilare in piena operatività».


https://bergamo.corriere.it/notizie/cr ... b-b9bd-e7351dbb7d6a.shtml

Data invio: 7/4 6:58
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