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Napoli, la figlia del vigilante ucciso: "Che orrore quei selfie dal carcere dell'assassino di mio padre"

Marta Della Corte e il caso del killer recluso che ha usato il cellulare del Dap per mandare foto online: "Lo Stato non fa il suo dovere e non garantisce le vittime. Era facile bloccare il suo telefonino, si fa con i bimbi: perché l’amministrazione penitenziaria non lo ha fatto?

di IRENE DE ARCANGELIS

Le nostre vite sono sconvolte di nuovo. Prima la morte assurda di mio padre, poi lo choc dei permessi premio concessi al suo assassino e ora questo. Le fotografie su whatsapp inviate a una emittente locale. Siamo sbalorditi, inorriditi da questa situazione, è difficile persino trovare le parole. Già è complicato ricostruire i pezzi di una vita distrutta e di una famiglia annientata, dover ricominciare di nuovo è assurdo. E tutto perché chi dovrebbe garantirci la possibilità di riprenderci le nostre vita non lo fa".

Ha subito un altro duro colpo Marta Della Corte, figlia del vigilante Francesco, ucciso a colpi di spranga da tre minorenni il 3 marzo 2018 davanti alla metropolitana di Piscinola nel tentativo di impossessarsi della sua pistola. Una morte inaccettabile, seguita a un lungo periodo di agonia per la guardia giurata colpita mentre stava facendo il suo lavoro. Marta ora ha scoperto di quelle foto del killer di suo padre, il diciottenne Ciro, che rinchiuso nel carcere minorile di Airola (Benevento) usa il telefonino del Dipartimento amministrazione penitenziaria (il Dap) per mandare selfie, allegro e sorridente, quando dovrebbe utilizzarlo soltanto per parlare con i familiari.





Ne ha approfittato come tanti altri giovani detenuti - ha accertato la polizia penitenziaria - perché i telefonini forniti per sopperire al divieto delle visite in carcere bloccate per il Covid non erano stati bloccati e venivano dunque utilizzati anche per accedere ai profili sui social e navigare sui siti porno.

Marta, come se lo spiega...
"In nessun modo. Non me lo spiego, ma so, immagino, che non sarebbe stato poi così difficile bloccare quei cellulari e quei tablet. Si fa con i telefonini che si danno ai bambini... Possono solo chiamare i numeri decisi dai genitori. Perché non è stato fatto dall'amministrazione penitenziaria? Perché?".

Una beffa. Non la prima che lei e la sua famiglia subiscono dopo l'arresto e la condanna di Ciro a sedici anni di carcere.
"Infatti, è così. C'è già stata, prima, la vicenda dei permessi premio. Soltanto per un caso ho scoperto che quel ragazzo, l'assassino di mio padre, era uscito per cinque volte dal carcere e aveva anche fatto la festa per i suoi diciotto anni. Con tanto di fotografie. Per non parlare del permesso per il provino per entrare in una squadra di calcio. Purtroppo qualsiasi cosa succede i parenti delle vittime, quando si tratta di minorenni, non vengono informati di nulla. Non abbiamo saputo niente neanche delle udienze. E ad esempio non so nulla degli altri due minorenni condannati che erano rinchiusi nel carcere di Nisida. Non ho diritto di sapere nulla...".

Dunque la notizia dei selfie è arrivata del tutto inattesa.
"Sì. E siamo indignati perché a questo punto è chiaro che c'è qualcosa che non va con lo Stato. Che da una parte non ci concede la possibilità di tornare a vivere dopo tanto dolore e dall'altra non segue il percorso che deve fare questo ragazzo".

Cosa si aspetterebbe invece?
"Solo che lo Stato faccia il suo dovere. Se questo ragazzo deve fare un certo percorso educativo, che lo faccia fino alla fine. E questo non è un problema della famiglia Della Corte ma di tutta la società. Perché se quel ragazzo non viene seguito, se esce con i permessi premio, potrebbe anche uccidere ancora. Ed è lo Stato che deve garantire l'interesse della collettività. Lo Stato tutela al massimo i minori, ma il sistema giudiziario non è più adatto ai minori di oggi che, già giovanissimi, compiono delitti orrendi".

Anche se maggiorenne, Ciro sconterà tutta la sua pena in un carcere minorile.
"E anche questo è assurdo, i tempi sono cambiati. Il codice penale non si è aggiornato con i tempi. Un ragazzo così, invece, che manda le foto con il telefonino del carcere, dovrebbe scontare la pena in un carcere per adulti. Invece ha i privilegi del minorenne anche se non lo è più".

Cosa si aspetta ora?
"Purtroppo non mi aspetto più nulla. I parenti della vittima è come se non esistessero per lo Stato. E anche questa volta la ferita è stata riaperta ed è stato gettato sopra il sale. Ma spero che si vada fino in fondo per accertare di chi è la responsabilità di quanto accaduto
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2 ... _di_mio_padre_-257310981/

Data invio: 22/5 8:45
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