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Assalti al bancomat, un ottobre nero
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Assalti al bancomat, un ottobre nero

Venti colpi da inizio anno, ottobre il mese più nero. Pericolosi. Così vengono definiti dagli inquirenti gli uomini dei commando che mettono a segno un colpo dopo l’altro ai bancomat della nostra provincia. Un testimone avrebbe anche detto ai carabinieri arrivati sul posto dopo uno degli assalti al bancomat, di aver visto uno dei banditi, (tutti vestiti di nero con passamontagna in testa), imbracciare un’arma lunga, una mitraglietta o un Kalashnicov. E infatti la parola d’ordine per tutti ora è che al momento dell’allarme, prima di arrivare sul posto, si indossino i giubbotti antiproiettile. In alcuni casi, le pattuglie hanno anche intercettato un’auto che fuggiva, ma i banditi utilizzano soltanto auto di grossa cilindrata che hanno gioco facile a scappare all’inseguimento di una pattuglia. I carabinieri del Nucleo investigativo di Treviso e del reparto operativo di Padova, il mese scorso hanno eseguito quattro fermi su ordine della procura di Padova per una decina di furti a uffici postali e banche. Contemporaneamente avevano eseguito però, anche 5 ordini di arresto europeo per altri assalti che sarebbero stati compiuti in Belgio. E uno di questi è a carico di Radames Major, il padre di Manuel, il trentasettenne ucciso da un vigilantes nell’aprile del 2017 mentre fuggiva dall’ennesimo colpo. Uscito dal carcere meno di un anno fa, secondo le autorità belghe farebbe parte della banda che aveva la sua base nel Trevigiano. A scoprirlo sono stati i carabinieri che già indagavano sul genero di Radames, Jody Garbin, 32 anni di Ponzano e su suo fratello Vivian Jhonny, 22 anni (tutti difesi dall’avvocato Fabio Pasquale Crea). Jody è noto alle forze dell’ordine non solo perché, la notte in cui Major fu ucciso, era con lui nella Bmw in fuga, ma anche per essere stato condannato a 10 anni di carcere per 35 assalti esplosivi commessi tra il 2015 e il 2016 in mezzo Nord Italia. Un’indagine che fece scalpore perché i 17 indagati furono arrestati e scarcerati per due volte grazie a «vizi giudiziari». In queste ore, carabinieri, polizia e anche gli istituti di vigilanza privata cui si sono affidati le banche stanno mettendo insieme più elementi possibili per cercare di arrivare ai responsabili di questi colpi che si stanno susseguendo a cadenza settimanale. Se un ladro di bancomat viene arrestato, l’accusa per lui è di furto aggravato (aggravato per il danneggiamento alla struttura), quindi rischia una pena di un annetto di carcere. Il che significa zero cella. O al massimo, un periodo breve se ci sono recidive, che equivale ad una sorta di stage di aggiornamento in cella con altri ladri con cui confrontarsi sull’utilizzo e il posizionamento della famosa polvere nera, quella che c’è dentro ai fuochi d’artificio, per intenderci. Quando si instaura il procedimento penale si pone il problema della competenza territoriale dell’associazione (qualora si riesca a dimostrarla) ed il più delle volte i banditi la fanno franca e prendono una pena lievissima. Il problema della competenza territoriale c’è perché spesso i ladri sono soggetti legati da vincoli familiari residenti in diverse parti del nord Italia e non è possibile stabilire dove è operativa l’associazione. Quindi i ladri non vengono mai condannati in genere per il reato di associazione che farebbe aumentare la pena. In questa branca della criminalità ci sono i ladri più grezzi che utilizzano l’acetilene, e quelli più raffinati che invece usano la polvere nera e qui, entra il campo la maestria. Chi sa lavorare bene fa esplodere il portello bancomat e ruba le banconote senza rovinarle. I meno bravi invece, tipo quelli di Mozzecane la notte tra venerdì e sabato, costretti alla fuga. Tempo massimo che i banditi di solito si danno sono 3 minuti. O si sta dentro a questo o meglio scappare via. Time out. •
Alessandra Vaccari

https://www.larena.it/territori/citt%C ... un-ottobre-nero-1.7740207

Data invio: 29/10 8:01
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