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Sicurezza sui treni, in Lombardia stop alle guardie giurate: fallisce il progetto
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Guardie giurate sui treni, sostituiti da telecamere per i controllori

L'esperimento non è andato a buon fine. Si proverà con le mini telecamere addosso ai controllori

Cambio di strategia sulla sicurezza a bordo dei treni di Trenord: fuori i vigilantes, dentro le telecamere. Secondo quanto riferisce L'Eco di Bergamo, l'azienda regonale di trasporti non rinnoverà uno dei due contratti con cui è stato reclutato il personale adibito a sorvegliare i treni, e probabilmente nemmeno il secondo contratto in scadenza tra diversi mesi.


Le guardie giurate in servizio a bordo treno sono oggi circa 60 e costano 53 mila euro ciascuno all'anno. Si sono visti a partire dal 2016, sull'onda emotiva di diverse aggressioni, la peggiore quella subita nel 2015 dal capotreno Carlo Di Napoli con un machete. Un episodio per il quale tre giovani salvadoregni appartenenti alla gang Ms13 sono stati condannati in Appello a 10, 12 e 14 anni di reclusione per tentato omicidio.

Ma perché ora Trenord inverte la rotta e decide di fare a meno delle guardie giurate a bordo treno? Per spostarle nelle stazioni, in quanto finora hanno solo affiancato i controllori, non possono fare quasi nient'altro. Lo ammette al Corriere anche l'assessore regionale alla sicurezza Riccardo De Corato, che era soprannominato "vicesindaco sceriffo" quando deteneva quel ruolo nel Comune di Milano: l'esponente di Fratelli d'Italia dice che è "meglio richiedere l'intervento della Polfer e delle forze dell'ordine".

Il futuro si chiama "body cam", telecamere di piccole dimensioni che i controllori porteranno sempre con sé, come un'appendice del proprio corpo. La Regione è intervenuta con un finanziamento indirizzato inizialmente ai Comuni per dotare di camere le rispettive polizie locale. E poi si è passati ai controllori di Atm. Prossimo passo, quelli di Trenord.

L'ultima aggressione è avvenuta martedì 12 marzo su un treno della linea S4 partito da Milano. La vittima è una giovane passeggera affrontata da due italiani di 27 e 45 anni che, dopo averla minacciata con un coltello, le hanno aizzato un cane di grosse dimensioni costringendola a consegnare il denaro che aveva in quel momento (5 euro). La giovane è poi scesa a Bovisio Masciago e ha denunciato l'episodio ai carabinieri, che sono saliti a bordo del treno a Seveso trovando e arrestando uno dei due responsabili, denunciando l'altro a piede libero.“



Potrebbe interessarti: https://www.milanotoday.it/cronaca/vigilantes-treni.html
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Data invio: 14/3 16:23
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Re: Buongiorno a tutti
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Re: Buongiorno
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Re: In Cerca di una Nuova opportunità Professionale - Ciao :)
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Se sei disponibile al trasferimento allora vedi su google nella zona dove vuoi trasferirti piu' o meno. fai una ricerca in quella zona ed invia il tuo cv a tutti gli istituti non armati.,,e come ha detto grande Leo incrocia le dita

Data invio: 14/3 2:10
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Re: Vigilanza privata, Ugl L'Aquila: "Contratto nazionale fermo dal 2015"
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Io, invece dico che si può fare!
Ricordiamoci che la Corte di Giustizia dell'UE (CGUE) con sede a Lussemburgo, ha poteri decisionali che superano di gran lunga, quelli dei singoli stati membri.
E le varie multe inflitte all'Italia per svariati motivi, hanno lasciato il segno.
Per arrivare a una sentenza ci vuole tempo (mai tanto come quello procedurale italiano) ma una volta che ci viene trasmessa..., c'è poco da scherzare!

Data invio: 13/3 23:24
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Re: Vigilanza privata, Ugl L'Aquila: "Contratto nazionale fermo dal 2015"
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Re: Vigilanza privata, Ugl L'Aquila: "Contratto nazionale fermo dal 2015"
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Son cose risapute!
Nella lunga attesa che qualcosa di nuovo si muova, dopo l'ultimo sciopero, c'è da chiedersi: ma i controlli istituzionali (sul rispetto del D.M., sulle norme dell' Ispettorato del Lavoro, e quant'altro) dopo tante denunce presentate che fanno?
Altrimenti, si abbia il coraggio di accusare e rinviare a giudizio i vertici degli organi di controllo, come indagati per Rifiuto e Omissione di Atti d'Ufficio.

Data invio: 13/3 11:30
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Vigilanza privata, Ugl L'Aquila: "Contratto nazionale fermo dal 2015"
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Contratto collettivo nazionale scaduto da quattro anni; orari di lavoro troppo pesanti; aumento del numero e della tipologia di mansioni e servizi da garantire senza un'adeguata formazione e a fronte di stipendi troppo bassi e spesso erogati anche a singhiozzo.

Sono alcune delle criticità che si riscontrano nel settore della vigilanza privata evidenziate, in una nota, dall'Ugl L'Aquila.

"Facendo seguito a quanto si sta riscontrando in alcuni appalti" si legge "interveniamo per cercare di chiarire la situazione della vigilanza privata, un settore molto strategico ed importante; ovviamente non possiamo né vogliamo generalizzare, anzi tutt'altro, poiché alcuni istituti di vigilanza, per determinati parametri, possono essere considerati virtuosi e altri dovrebbero forse essere monitorati con maggiore attenzione, cosa che stiamo approntando, fino a giungere – in casi estremi – ad ipotizzare di avanzare anche una richiesta - con le valutazioni del caso - per il ritiro della licenza".

"Il contratto collettivo nazionale di lavoro è scaduto nel 2015 ed è in attesa di rinnovo; i molteplici incontri tra parti sociali ed aziende non forniscono gli esiti sperati: il disaccordo è incentrato sui punti riguardanti la malattia, il cambio d'appalto, gli stipendi, la flessibilità riguardo orari di lavoro, la differenza tra vigilanza armata e servizi fiduciari e di conseguenza stipendi non adeguati e orari di lavoro da girone infernale".

"Ufficialmente si dovrebbe lavorare sette ore e quindici minuti, ma in realtà, molto spesso purtroppo, si possono toccare e superare tranquillamente le 12 ore, su un sistema di rotazione a volte basato sul 5+1 ed altre sul 6+1+1, quindi 5 o 6 giornate di lavoro, senza considerare domeniche e festività non godute retribuite solo con una magra maggiorazione dello stipendio e nulla più!".

"L'altro tasto molto dolente riguarda i riposi, che per contratto dovrebbero essere smontante più ventiquattro ore di riposo, (per il 5+1) a garanzia dell'adeguato riposo psicofisico della guardia armata e che molto spesso non vengono rispettati, mettendo a rischio la sicurezza del dipendente e del sito di interesse".

"Può capitare che poi il personale si trovi in balia di stravaganze attuative del contratto di lavoro che può provocare la creazione di imbarazzanti situazioni gestionali con i turni utilizzati in modalità disparata; senza parlare dei vari servizi di portierato che svolgono in alcune realtà, servizi di vigilanza vera e propria".

"Nonostante lo stress lavorativo, inadeguato, rimane come sempre lo stipendio, immobile rispetto al reale costo della vita e spesso nemmeno erogato con regolarità o con soluzioni fantasiose da parte delle aziende, che pensano di risolvere con acconti ed anticipi".

"Altro punto sensibile è la varietà d'impiego, visto che l'attività negli istituti non si limita più alla sola vigilanza itinerante ma spesso la maggior parte delle risorse sono impiegate nelle centrali operative con un quantitativo di servizi abnorme, che può andare dall'assistenza medica da remoto al controllo diretto di luoghi sottoposti alla vigilanza, fino alla ricerca di auto rubate attraverso sistema satellitare; poi si prosegue con personale disarmato impegnato all'interno di centri commerciali e personale armato impiegato nelle scorte valori e nel controllo di obiettivi sensibili, con un panorama lavorativo del genere la domanda da porre è: che tipo di formazione e come una guardia giurata può essere impiegata a 360°?".

"Perché ormai arrivano segnalazioni – da parte dei lavoratori – e purtroppo succede quotidianamente, che l'ordine di servizio per le rispettive attività sia poliedrico e la guardia si trova a coprire durante la settimana servizi completamente diversi tra loro".

"Tutto questo ovviamente provoca errori ed errata gestione che ricade nel benessere psico-fisico del lavoratore stesso".


http://news-town.it/cronaca/24124-vigilanza-privata,-ugl-l-aquila-contratto-nazionale-fermo-dal-2015.html

Data invio: 12/3 19:49
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Re: FederSicurezza scrive al sottosegretario all’Interno Molteni
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Data invio: 11/3 21:09
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Guardia giurata spara accidentalmente al ladro durante la colluttazione: è omicidio
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Guardia giurata spara accidentalmente al ladro durante la colluttazione: è omicidio preterintenzionale
Cassazione penale, sez. V, sentenza 04/02/2019 n° 5515

Di Michela Anna Guerra

Nell’omicidio preterintenzionale, l’evento morte deve costituire il prodotto della specifica situazione di pericolo generata dal reo con la condotta intenzionale volta a ledere o percuotere una persona, con la conseguenza che se la morte della vittima è del tutto estranea all’area di rischio attivato con la condotta iniziale, intenzionalmente diretta a percuotere o provocare lesioni, ed è, invece, conseguenza di un comportamento successivo, l’evento mortale non può essere imputato a titolo preterintenzionale, ma deve essere punito a titolo di colpa, in quanto effetto di una serie causale diversa da quella avente origine dall’evento di percosse o lesioni dolose.

E’ quanto emerge dalla sentenza 4 febbraio 2019, n. 5515 della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione.


Nello specifico, il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte prende spunto dalla condanna inflitta dalla Corte di Assise di Appello di Napoli del 19/12/2017 nei confronti di una guardia giurata per il reato di omicidio preterintenzionale, in quanto a seguito di una colluttazione con un soggetto sorpreso ad aggirarsi nel luogo ove egli fungeva da vigilante, lo colpiva con la propria pistola in dotazione al capo per percuoterlo ed invece ne esplodeva un colpo, cagionandone la morte.

Ricorreva in Cassazione la difesa della guardia giurata deducendo il vizio di violazione di legge in relazione all’art. 584 c.p.

Nello specifico, la difesa sosteneva che già la dizione letterale del dettato normativo dell’art. 584 c.p. si presterebbe ad identificare come antecedenti causali della morte condotte diverse dalle percosse e dalle lesioni a condizione che siano ad esse strettamente connesse, celandosi dietro tale dizione una ipotesi di responsabilità oggettiva. Conseguentemente, sarebbe stata più idonea al caso de quo l’interpretazione che circoscrive l’ambito applicativo del reato di cui all’art. 584 c.p. al riscontro di un nesso di derivazione diretta della morte dalle percosse o dalle lesioni, venendo altrimenti in rilievo una ipotesi di omicidio colposo in cui l’evento morte è da addebitarsi al soggetto agente per averlo determinato a causa di un comportamento negligente, imprudente o imperito.

Ed è per proprio per questo motivo che secondo la difesa dell’imputato la qualificazione giuridica esatta del fatto avrebbe dovuto coincidere con il reato di omicidio colposo, essendo sopraggiunta la morte non per i colpi inferti col calcio della pistola in dotazione, ma a causa del colpo accidentalmente esploso in violazione delle regole cautelari da osservare per espletare i propri compiti di vigilanza in sicurezza.


Gli ermellini respingevano il ricorso dando preliminarmente atto del fatto che la Corte territoriale avesse fatto buon governo delle regulae iuris secondo le quali ai fini dell'integrazione dell'omicidio preterintenzionale è necessario che l'autore dell'aggressione abbia commesso atti diretti a percuotere o a ledere taluno e che esista un rapporto di causa ed effetto tra gli atti predetti e l'evento letale, senza necessità che la serie causale che ha prodotto la morte rappresenti lo sviluppo dello stesso evento di percosse o di lesioni voluto dall'agente (Sez. 5, n. 41017 del 12/07/2012, S. e altri, Rv. 253744; Sez. 1, n. 1008 del 03/10/1986 - dep. 30/01/1987, Smorgon e altri, Rv. 174956).

Invero, il reato ex art. 584 c.p. è compiutamente descritto attraverso la presenza di elementi distintivi sia per quel che concerne la qualificazione dell’elemento soggettivo, sia rispetto l’elemento oggettivo, avendo il Legislatore inteso presidiare con una sanzione specifica e particolarmente severa quelle fattispecie aggravate dall'evento morte che si caratterizzino per la commissione di atti di diretta aggressione all'integrità fisica del soggetto passivo: vale a dire per la commissione di condotte che, per loro intrinseca natura, esprimono più di ogni altra il pericolo che vengano innescati processi causali in grado di degenerare nell'uccisione di colui che le subisce (Sez. 5, n. 35015 del 03/05/2016, Baciu, Rv. 267549).

Conseguentemente, nell’omicidio preterintenzionale l’evento morte deve costituire il prodotto di una specifica situazione di pericolo generata dal reo (la volontà di ledere o percuotere una persona), con la conseguenza che se la morte della vittima è del tutto estranea all'area di rischio attivato con la condotta iniziale, intenzionalmente diretta a percuotere o provocare lesioni, ed è, invece, conseguenza di un comportamento successivo, l'evento mortale non può essere imputato a titolo preterintenzionale, ma deve essere punito a titolo di colpa, in quanto effetto di una serie causale diversa da quella avente origine dall'evento di percosse o lesioni dolose (Sez. 5, n. 3946 del 03/12/2002 - dep. 28/01/2003, Belquacem, Rv. 224903).

Alla luce di tutto ciò, la Suprema Corte rilevava quindi la correttezza della sussunzione del fatto oggetto di gravame nello schema del delitto di omicidio preterintenzionale.

Invero, l’evento morte si è verificato a causa del colpo accidentalmente partito dall’arma da fuoco in dotazione alla guardia giurata che la aveva estratta dalla fondina ed adoperata per percuotere la testa della soggetto sorpreso ad aggirarsi nel luogo ove fungeva da vigilante, nella consapevolezza che l’arma fosse carica.

Non può quindi sostenersi che l'evento letale si sia verificato per una serie causale diversa da quella avente origine dall'evento percosse e che, quindi, sia del tutto estraneo all'area di rischio attivato con la condotta di percosse inflitte nell'ambito della colluttazione.

La Suprema Corte quindi rigettava il ricorso e condannava il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

https://www.altalex.com/documents/news ... icidio-preterintenzionale

Data invio: 11/3 13:29
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