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Malore in metro per un militare e una guardia giurata: paura a Roma
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Momenti di tensione a Roma alla fermata Spagna. Un militare e una guardia giurata hanno avvertito un fastidio portandosi le mani al petto
Di Luca Romano

Paura e momenti di tensione a Roma alla fermata Spagna. Un militare e una guardia giurata hanno avvertito un fastidio portandosi le mani al petto e hanno immediatamente fatto scattare l'allerta. L'epsodio si è consumato nel tunnel che porta da Porta Pinciana fino alla stazione Spagna. I vigili del fuoco sono arrivati immediatamente con un mezzo specalizzato per questo tipo di interventi. Inoltre è arrivata anche una ambulanza e dopo qualche istante è scattata la procedura antiterrorismo. Ma dopo qualche ora di indagini è stato precisato che non si trattava di un attacco chimico in metro ma probabilmente di un malore. I treni sono stati immediatamente bloccati e i passanti che si trovavano in stazione non hanno riscontrato alcun problema fisico. Adesso però gli inquirenti vogliono accertare quali possano essere le cause del malore del militare e della guardia giurata che nello stesso momento hanno accusato alcuni dolori al petto.

http://m.ilgiornale.it/news/2017/06/2 ... ata-paura-a-roma/1413023/

Data invio: Ieri alle 3:46
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«Vigilantes, uno spreco, è meglio investire sulla pulizia del paese»
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Scurria: «Tre domeniche costano 800 euro
si potrebbe fare un giro in più sul lungolago e giardini» Silverij rincara «Servono multe e forze dell’ordine

La presenza dei vigilantes, ristretta a poche ore la domenica mattina, non risolve il problema. La maleducazione regna sovrana e le regole vengono ignorate. Non viene rispettato il divieto di mettere sdraio e ombrelloni nell’area verde, così come quello di girare in costume nel parco e sulle strade del lungolago, oltre al divieto di abbandonare rifiuti.

«I vigilantes costano 800 euro per tre domeniche e servono a ben poco - denuncia Grazia Scurria, capogruppo del centro sinistra di “Casa Comune per Mandello democratica” - Sarebbe molto meglio utilizzare questi soldi per un giro in più di pulizia del lungolago e dei giardini, nei giorni di maggiore affluenza. Quando eravamo noi alla guida del paese, pochi anni fa, tutte le domeniche giravamo e facevamo opera di prevenzione invitando a rispettare le regole. Un amministratore deve essere prima di tutto presente».

«Non dimentichiamo - rincara la Scurria - che il sindaco Riccardo Fasoli ha ristretto l’area di balneazione riducendola solo alle rive, mentre noi avevamo inseriti anche una fetta di prato, dove si poteva mettere lo stuoino».
Francesco Silverij, consigliere della lista della minoranza di centro destra “Mandello al centro” è diretto: «Per risolvere il problema ci vogliono multe e controlli continui. I vigilantes servono a poco. Ci vogliono le forze dell’ordine. Nel fine settimana ci troviamo invasi dai pendolari del turismo, che portano ai mandellesi solo cosi e disguidi. Dobbiamo pagare i vigilantes e la pulizia del parco, oltre che sostenere disagi . Occupano tutti i parcheggi e i mandellesi non sanno più dove lasciare le loro auto. Posteggiano le moto nel parco rovinandolo».

Ma non solo: «È necessario che si apra un tavolo di confronto tra la prefettura e gli amministratori dei paesi del lago, e che ci sia un controllo continuo, con sanzioni a chi non rispetta le regole, solo così si potrà risolvere qualcosa», conclude Silverij.

Ma il sindaco Riccardo Fasoli difende i vigilantes. «Basta polemiche - contrattacca - Mandello non è abbandonata al caos. I controlli ci sono. C’è tanta gente e non possiamo mandarla indietro. Domenica i vigilantes saranno presenti anche nel pomeriggio, e avremo due operatori per la pulizia in servizio. Invito chi polemizza sull’immondizia a fare un giro alle sei del lunedì mattina, dopo il week-end, e troverà già tutto pulito. Quanto ai vigili, sanzionano».

http://www.laprovinciadilecco.it/stor ... ?gender=Annone+di+Brianza

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saluto
Matricola
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Data invio: 25/6 23:11
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GUARDIE PARTICOLARI GIURATE ESPERTE : BERGAMO
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Per conosciuta e strutturata società di vigilanza selezioniamo GUARDIE PARTICOLARI GIURATE con pregressa esperienza nel ruolo.
E' richiesto il diploma di scuola media superiore che permette l'accesso agli studi universitari, la conoscenza dell'inglese costituirà un plus.
Si richiede disponibilità a lavorare sui tre turni anche nei giorni festivi e l'essere in regolare possesso di decreto da GpG e di porto d'armi ottenuto per il regolare svolgimento della mansione.
Luogo di lavoro: presso centrale operativa della sede di Bergamo
Si offre assunzione diretta da parte della società.

Esperienze lavorative:
Guardia Giurata - 12 mesi

Titolo di studio:
Diploma / Accademia

Lingue conosciute:
Inglese: Parlato Discreto - Scritto Discreto - Comprensione Discreto

Disponibilità oraria: Disp. Turni con notte

Osservazioni: LA RICERCA HA CARATTERE D'URGENZA

























I candidati ambosessi (L.903/77) sono invitati a leggere l’informativa sulla privacy (art.13, D.Lgs.196/03).

Facsimile di domanda disponibile al seguente link Facsimile domanda candidatura.
Adecco Italia S.p.A (Aut. Min. Prot. N. 1100-SG del 26/11/2004)




http://www.adecco.it/offerta/guardie- ... 6f-46f8-8024-a46c9bde36be

Data invio: 25/6 20:09
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Pistola sotto il materasso: la custodia è corretta
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Pistola sotto il materasso: la custodia è corretta

2 maggio 2017


Per la Cassazione, la custodia dell’arma senza caricatore né colpo, anche senza particolari misure di sicurezza in casa è corretta.

Avv. Francesco Pandolfi – La Corte di Cassazione penale rimedia ad una “svista” del giudice di merito: l’interessato è infatti condannato dal Tribunale in quanto ritenuto responsabile per non aver custodito con la dovuta diligenza (nell’interesse della sicurezza pubblica, all’interno della propria abitazione) la pistola, il caricatore e cinquanta cartucce, il tutto legalmente detenuto.

Il ragionamento del Tribunale sulla custodia dell’arma

In pratica il pensiero e la decisione del primo giudice sono questi, sul presupposto che la persona vive da sola e custodisce:
1.a) la pistola sotto il materasso del proprio letto;
2.b) le 50 cartucce all’interno di un cassetto del mobile posto in una veranda;
3.c) il caricatore dell’arma dentro una cassapanca in muratura, posizionata vicino il camino di una sala.

Ebbene sulla scorta di questi elementi il Tribunale ritiene che le modalità di custodia sono state tali da integrare la contravvenzione ex art. 20 commi 1, 2 L. 110/75 in quanto, all’interno dell’abitazione, possono accedere persone anche senza risiedervi e queste possono facilmente essere esposte al pericolo di un facile rintraccio dell’arma e, allo stesso tempo, al rischio che della stessa qualcuno possa farne un uso improprio.

Se questo è l’esito nella causa di prime cure, in Cassazione la vicenda viene ampiamente e favorevolmente rivista.

Intanto il diretto interessato (solo in casa) mette bene in evidenza che le due parti dell’arma (corpo della pistola e caricatore) e le munizioni sono da lui custodite in tre luoghi diversi della propria abitazione, ubicata fuori dal centro abitato e assicurata da cancelli di protezione blindati.

Un dato questo cruciale, al quale egli ricollega l’inesistenza del reato, poiché ha adottato tutte le cautele possibili ed esigibili da una persona di normale prudenza.

Per la Cassazione, la custodia dell’arma è corretta

Il ragionamento della Cassazione (cfr. Cass. n. 13570/2017, qui sotto allegata) è semplice, lineare e, come preannunciato, in sintonia con l’interessato.

In astratto, il dato di partenza è questo: nel nostro ordinamento l’obbligo di custodia, nel caso in cui la persona non eserciti professionalmente attività in materia di armi ed esplosivi, può dirsi adempiuto nel momento in cui sono state adottate tutte le cautele (proporzionate al pericolo che la norma vuole scongiurare) che possono esigersi da una persona di normale prudenza.

In concreto: nel caso esaminato l’imputato ha indubbiamente realizzato tutte queste cautele ed ha posto una particolare cura ed attenzione alle componenti dell’arma; la Corte non trascura neppure di considerare che egli vive solo in una casa che risulta non frequentata da minori.

In pratica La sentenza impugnata ha messo in evidenza la cattiva interpretazione della legge da parte del Tribunale: va quindi annullata senza rinvio perché il fatto contestato all’imputato non sussiste. Quando i presupposti sono questi, non esitare a proporre ricorso.

Avv. Francesco Pandolfi


Cassazione, sentenza n. 13570/2017

Fonte: www.StudioCataldi.it
http://www.uglguardiegiurate.net/pist ... o-la-custodia-e-corretta/

Data invio: 25/6 19:42
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Securpol, crac da 100 milioni: centinaia di lavoratori a rischio da Fiumicino a Civitavecchia
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Securpol, crac da 100 milioni: centinaia di lavoratori a rischio da Fiumicino a Civitavecchia
I dipendenti sperano nell'amministrazione controllata. Martedì l'incontro dei sindacati al Ministero dell'Interno

di Fabio Paparella
Grande apprensione da parte dei lavoratori dell’azienda Securpol che, in seguito al fallimento nel 2013 di una società collegata, la Futura Srl, si trovano ora esposti al rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Solo nella sede amministrativa di Fiumicino sono oltre 330 le guardie giurate che lavorano sul territorio di Roma e provincia – a Ladispoli, Cerveteri, Fregene, Maccarese, Santa Marinella e Civitavecchia (ma anche Tarquinia in provincia di Viterbo). Un totale di circa 350 lavoratori considerando anche gli impiegati amministrativi che ora sono costretti a lavorare sotto l’ombra di un enorme punto interrogativo che pesa sul futuro dell’istituto di vigilanza. 
E’ di lunedì, infatti, la notizia dell’arresto del “dominus” della Securpol Group S.r.l, Angelo Menghini, 72 anni, del figlio Omar, 42 anni, e del braccio destro Roberto Parascandolo (clsse 1954), condotto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma proprio in relazione al fallimento della Futura 2011 S.rl.
Il gip del tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per bancarotta fraudolenta aggravata a carico dei tre imprenditori, accusati di aver causato un dissesto di oltre 100 milioni di euro.
Le attività di indagine hanno permesso di accertare l’utilizzazione di Futura 2011 come una bad company al solo fine di compiere operazioni in danno dei creditori. Diverse società del gruppo Securpol sarebbero state trasferite alla Futura 2011 S.r.l, subendo un completo depauperamento, mentre i rami di azienda in attivo venivano trasferiti alla nuova Securpol Group s.r.l a fronte di un corrispettivo che, in parte, non sarebbe stato neanche percepito dalla locatrice. Quindi circa 100 milioni di euro di debiti delle imprese citate nei confronti dell’Erario hanno gravato sulla Futura 2011, fino al fallimento. Tra le poste attive che sarebbero state distratte dal patrimonio della Futura 2011 proprio il marchio Securpol, del valore di 6 milioni di euro e ceduto a titolo gratuito.
Giovedì mattina si è svolta un’udienza presso il Tribunale di Roma nella quale ancora non si è sciolta la riserva dei giudici tra l’ipotesi, caldeggiata dai lavoratori, di un piano di rientro con una sorta di amministrazione controllata e, quella più temuta, di un sequestro e pignoramento per onorare i debiti.
Circa 350 dipendenti della Securpol si sono recati venerdì proprio davanti al Tribunale in Viale Giulio Cesare per manifestare contro una decisione che potrebbe avere delle conseguenze nefaste direttamente sulla loro pelle. Parliamo di una ricaduta occupazionale che riguarderebbe i circa 1500 dipendenti che Securpol ha in Italia, più gli esterni con partita Iva che lavorano in via esclusiva con l’azienda, per un totale di quasi 2000 famiglie che andrebbero ad infoltire la già ampia schiera di disoccupati e a cui lo stato dovrà pagare la disoccupazione. 
“Abbiamo intenzione di portare avanti il lavoro, cercare di salvare la Securpol anche se non sarà più di proprietà della famiglia Menghini – spiega Marco I., impiegato amministrativo e guardia particolare giurata – non stiamo vendendo caramelle, si parla di sicurezza sia pubblica che privata…abbiamo clienti con contratti che dobbiamo rispettare, quindi cercheremo di farci forza e non demordere.”
“Naturalmente – continua Marco – le guardie giurate che prestano servizi operativi andranno a lavorare con preoccupazione, ma con la massima professionalità e serietà per espletare le mansioni per le quali sono stati incaricati. Noi amministrativi faremo in modo che sia questo mese sia i prossimi venga retribuito il lavoro svolto sia a noi sia agli operativi.”
“Tra noi lavoratori – conclude – c’è una grande solidarietà. Non siamo più colleghi, ma fratelli di una grande famiglia che vogliamo difendere”.
Mentre, in attesa della decisione del tribunale, giungono rassicurazioni ai lavoratori, il 20 giugno il segretario nazionale dell’Ugl Enrico Doddi ha inoltrato al Ministero dell’Interno una lettera di richiesta di incontro urgente. La richiesta ha avuto riscontro positivo. Martedì 27 giugno le sigle sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale e l’Ugl Sicurezza Civile si recheranno al Ministero dell’Interno per una riunione chiarificatrice. 

http://www.terzobinario.it/securpol-c ... no-a-civitavecchia/113933

Data invio: 25/6 17:18
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Mestre. rapina da 830mila euro al blindato: la Procura chiede di archiviare 
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Mestre. rapina da 830mila euro al blindato: la Procura chiede di archiviare 
Le indagini non sono riuscite a individuare i responsabili dell’assalto al furgone Civis del gennaio 2010 Il colpo mentre i vigilantes stavano trasferendo nella barca portavalori il denaro da portare a Venezia
di Rubina Bon

Erano stati capaci di una rapina degna di un film, che aveva fruttato un bottino record: 830mila euro. Per quell’assalto, al momento non ci sono responsabili. Le indagini della polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica, non sono riuscite a incastrare gli autori del colpo messo a segno il 5 gennaio 2010 alla darsena Dek in viale Ancona. Ed è per questo che nei giorni scorsi il pubblico ministero Massimo Michelozzi ha chiesto di archiviare il fascicolo. La mancanza di prove a carico degli indagati, e dunque l’impossibilità di sostenere l’accusa nel corso di un eventuale processo, ha imposto al rappresentante della Procura di chiedere l’archiviazione sulla quale ora dovrà esprimersi il giudice per le indagini preliminari attraverso un decreto.

Il colpo era scattato all’alba della vigilia dell’Epifania di sette anni fa. I rapinatori - almeno sei o sette, secondo gli inquirenti - armati e incappucciati, avevano circondato il blindato della Civis che era appena arrivato per il trasbordo dei soldi in barca. Non avevano usato violenza, ma avevano intimato ai quattro vigilantes di stendersi a terra senza fiatare e di attendere almeno dieci minuti prima di dare l’allarme alle forze dell’ordine. Oltre ai sacchi con gli 830mila euro destinati a banche e uffici postali del centro storico, i banditi avevano preso anche le pistole di servizio delle guardie giurate (una Glock era stata trovata da un sommozzatore della polizia sul fondo del canale che costeggia viale Ancona), e si erano allontanati a tutta velocità. La prima a dare l’allarme era stata una donna che a quell’ora era al lavoro e che era stata testimone di tutta la scena dalla finestra di uno dei palazzi che si affacciano su viale Ancona. Con il passare delle ore e l’avanzare dei rilievi era emerso un dettaglio fondamentale della rapina. I banditi, infatti, avevano atteso l’arrivo del furgone blindato all’interno della vicina pizzeria “Ae Oche”, dove si erano calati passando dal lucernario. Per ingannare il tempo avevano mangiato pane e salsa rosa e bevuto qualche birra. Quando all’orizzonte avevano visto sbucare il furgone blindato della Civis, erano usciti passando dalla porta della cucina.

L’Audi Sw utilizzata dai rapinatori per la fuga (l’altra era una Bmw, mai rinvenuta) era stata ritrovata l’indomani, completamente carbonizzata, a Valli di Chioggia lungo l’Arzeron. Una localizzazione, questa, che aveva fatto presupporre come, dopo il colpo, la banda potesse essersi diretta verso il Piovese o la Riviera del Brenta. Tra le ipotesi investigative, è stata a lungo vagliata quella che riconduceva il colpo agli eredi della Mala, ma anche quella della banda di trasfertisti con appoggi

locali. Molte le analogie con l’assalto alla barca portavalori della Civis nel luglio 2013 nel Canale della Scomenzera, a Venezia. In quell’occasione ai tre banditi armati di kalashnikov era bastato meno di un minuto per prendere 1 milione e 280mila euro.

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezi ... -di-archiviare-1.15531385

Data invio: 25/6 17:14
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Uccisero una guardia giurata durante una rapina: condannati a 60 anni di carcere.
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Taranto – Uccisero una guardia giurata durante una rapina: condannati a 60 anni di carcere.
A cura di Alessandra Cannetiello

Sentenza definitiva di condanna, della Corte di Cassazione, per Cosimo Taglio e Francesco Colace, rispettivamente condannati a scontare in carcere 29 anni e 3 mesi (pena ridotta di 9 mesi, dalla prima sentenza) e 30 anni, per l’omicidio non premeditato della guardia giurata, Francesco Malcore, il 19 dicembre del 2011.



In quella circostanza Francesco Malcore, di appena 35 anni e, sposato e con due figli, venne colpito alla testa davanti alla filiale Unicredit, in Via Orsini, mentre cercava di sventare durante il suo turno di lavoro, la rapina al portavalori che in quel momento era in sosta davanti alla filiale. Mentre Cosimo Taglio coglieva di sorpresa Francesco Malcore, puntandogli una pistola alla fronte e, intimando di consegnare i valori contenuti nel borsello, la guardia giurata reagiva mettendo mano alla fondina per estrarre la pistola. Quel gesto lo condannò, e venne così freddato. Cosimo Taglio assieme al suo complice della rapina, Francesco Colace, si dileguava e, la pistola fu rinvenuta dagli agenti a ridosso del corpo di Malcore.

“Ho ucciso il padre di due figli”, così parlava Cosimo Taglio, di 38 anni, confessando di essere lui l’assassino – assieme a Francesco Colace, suo complice – a poco più di 40 giorni dall’omicidio di Malcore, dopo che i Carabinieri piombavano in casa sua, a seguito del vaglio delle immagini delle telecamere di videosorveglianza che filmavano l’auto della moglie dell’uomo in prossimità del delitto, oltre alle tracce rinvenute tramite aggancio delle celle telefoniche, che lo incastravano al luogo del delitto.

Nel processo di primo grado la Corte d’Assise aveva condannato i due uomini a 30 anni di reclusione. Durante il processo d’appello, il Procuratore generale aveva richiesto l’ergastolo per i due assassini. Richiesta non accolta.

La condanna è dunque, con sentenza definitiva, di omicidio non premeditato.

https://www.pugliapress.org/2017/06/23 ... ati-a-60-anni-di-carcere/

Data invio: 23/6 18:12
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Palermo, rapinatore bloccato da guardia giurata
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Colpo sventato alla Banca nazionale del lavoro di Corso Calatafimi. All'uscita, il bandito si è trovato davanti un metronotte con la pistola in pugno
di FRANCESCO PATANE'

Quando il rapinatore è uscito dalla banca si è trovato davanti un metronotte che gli ha puntato contro la pistola e non ha potuto far altro che arrendersi. Per il bandito la tentata rapina a una filiale della Banca nazionale del Lavoro di corso Calatafimi è finita con le manette ai polsi negli uffici della questura.

Nel primo pomeriggio il bandito è entrato a volto parzialmente coperto nell’istituto di credito. Ha tentato di farsi consegnare il denaro nelle casse, ma i dispositivi di sicurezza della filiale (una sorta di bancomat interno per ogni cassa) impediscono proprio questo tipo di prelievi. Stava uscendo a mani vuote quando appena oltre la bussola d’uscita si è trovato davanti la guardia giurata con l’arma in pugno. Il vigilantes lo ha bloccato e nello stesso tempo ha chiamato le forze dell’ordine. Dopo pochi minuti le volanti sono arrivate sul posto arrestando l’uomo.

Alla tentata rapina hanno assistito decine di passanti, spaventati dalla scena. Oltre alle volanti è intervenuta anche una pattuglia dei pattuglia dei poliziotti di quartiere, la sezione che si occupa di vigilare a piedi proprio nei quartieri. Una volta arrestato, gli agenti hanno avviato ulteriori indagini per capire se il rapinatore abbia avuto un complice. I filmati delle videocamere sono stati acquisiti dagli inquirenti..

http://palermo.repubblica.it/cronaca/ ... ata-168919431/?refresh_ce

Data invio: 23/6 18:08
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Securpol, posti di lavoro a rischio: i dipendenti scendono in piazza
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Manifestazione pacifica davanti al tribunale di Viale Giulio Cesare

Manifestazione pacifica e autorizzata, questa mattina, davanti al tribunale di Viale Giulio Cesare a Roma. Più di 450 persone, fra dipendenti e guardie giurate della Securpol, affiancati anche dai familiari, sono accorse da tutta Italia per chiedere aiuto alle autorità competenti contro l’ipotesi sempre più concreta della perdita del lavoro.

LA SECURPOL SRL

La Securpol group S.r.l. è una società operante nel settore della vigilanza privata e trasporto valori attiva in numerose provincie d’Italia, tra cui quella di Roma. I suoi quasi 1500 dipendenti diretti rischiano adesso di perdere il posto a seguito di problemi avuti con una vecchia società collegata con l’attuale gruppo. E chiedono quindi “un amministrazione straordinaria che dia continuità all’impresa salvaguardando tutti i posti di lavoro piuttosto che un secco pignoramento”.

L’INCONTRO TRA SINDACATI E MINISTERO

Adesso si attende il 27 giugno, quando le sigle sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale e l’Ugl si recheranno al ministero dell’Intero per cercare di fare chiarezza su quanto accaduto. Nel frattempo, spiegano i lavoratori della Securpol, “l’operatività dell’azienda viene garantita in ogni sua forma, nei confronti di tutti i clienti”.

http://www.cinquequotidiano.it/territ ... ne/#.WU00jOL2g9I.facebook

Data invio: 23/6 18:05
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